Accordo su tetto ai bonus milionari: quando la UE funziona


L’Unione Europea viene spesso indicata come l’origine di tutti i mali italiani: euro, austerita’ e bizantinismi sono i messaggi che comunemente vengono associati a Bruxelles. Tuttavia sarebbe ora che le classi dirigenti, non solo in Italia ad onor del vero, guardassero piu’ a Bruxelles come una guida ed un esempio di come sia possibile fare passi coordinati su temi importanti e cruciali, come per il caso della decisione sul tetto ai bonus dei managers di banca.

Deutsche Bank e’ la piu’ grande banca del mondo nel 2012

Il Parlamento europeo e la Commissione hanno trovato un accordo per stabilire che i bonus non possono superare lo stipendio annuale degli amministratori di banca. Gli azionisti dovranno avere piu’ potere nel decidere i guadagni dei managers e solo loro potranno autorizzare un eventuale aumento dei bonus oltre al tetto fissato. La misura avrebbe effetti per tutte le banche che operino all’interno dell’Unione Europea.

Questo processo affianca il processo di Basilea III che ambisce a ridurre i rischi sistemici derivanti dal fallimento di grandi banche. Fra le misure che vengono richieste alle banche sono quella di avere maggiori riserve per poter reggere eventuali shock di breve periodo.

Certamente questa misura trova resistenze dal Regno Unito che vede come fumo negli occhi la possibilita’ di regolamentare il mondo della finanza, la grande risorsa della City di Londra. Il premier Cameron ha gia’ annunciato che prestera’ grande attenzione alla proposta prima di decidere il da farsi. In ogni caso il Regno Unito da solo non sarebbe in grado di bloccare il processo perche’ la decisione puo’ essere approvata dal Consiglio a maggioranza qualificata.

Benche’ il principio ispiratore di questa decisione sia la volonta’ di introdurre piu’ equilibrio nel sistema e di regolamentare un settore che ha richiesto grandi risorse pubbliche negli ultimi anni, ci sono due conseguenze che potrebbero annullare la legislazione UE>

Primo, le banche potrebbero semplicemente installarsi altrove. Benche’ il tetto salariale dovrebbe essere applicato anche da sussidiarie di banche europee fuori dal territorio comunitario, e’ facile immaginare come questi limiti potrebbero essere aggirati all’estero, oppure con forme alternative e meno trasparenti di pagamento come gia’ avvenuto in passato.

In secondo luogo, se il bonus e’ calcolato sullo stipendio annuale, i consigli di amministrazione potrebbero assegnare stipendi annuali di base molto piu’ alti aumentando di fatto la rigidita’ del sistema ed il rischio default in caso la banca affrontasse periodi di crisi. In altre parole, gli effetti della decisione sarebbero esattamente l’opposto di quanto auspicato.

Il settore finanziario presenta certamente delle criticita’ che devono essere affrontate. Ogni decisione presenta delle difficolta’, e forse il modo migliore sarebbe quello di dare maggiore potere di controllo agli azionisti sulle remunerazioni dei managers garantendo maggiore trasparenza dei bilanci e delle attivita’, direzione che potrebbe essere presa dalla Svizzera attraverso una consultazione popolare nelle prossime settimane.

Tuttavia, il modo serio di farlo per l’Italia e’ quello di partecipare in questi processi decisionali lasciando perdere proposte velleitarie fatte a livello nazionale che non avrebbero alcun effetto, ma guardare all’Europa come il luogo appropriato per fare le proprie battaglie e per comprendere che, da Bruxelles, non arriva solo austerita’, ma anche regole e riforme strutturali che non siamo in grado di fare neppure nei settori nei quali esiste ancora un solido esercizio di sovranita’. L’Europa e’ anche questo, sarebbe bene parlarne.

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