Che fine ha fatto la politica estera?


Rimarra’ il grande assente di questa campagna elettorale. Solo nella giornata di ieri sono morte oltre 40 persone in Siria, il presidente Morsi ha indetto nuove elezioni in Egitto e le forze francesi in Mali sono state impegnate in scontri con le forze ribelli, ma il dibattito pre-elettorale pare immune da tutto cio’. Eppure l’ottava economia del mondo non puo’ permettersi di non parlarne, perche’ in ogni caso sara’ la politica estera ad occuparsi di lei.

Sede Ministero degli Esteri – Roma

L’unico tema che viene affrontato e’ quello dell’Unione Europea e dell’euro, ma generalmente per sottolineare una sudditanza verso l’egemone tedesco, oppure per rivendicare endorsement da vari personaggi di turno. Tali esternazioni portano poi a proposte vaghe e variegate, come la rinegoziazione del fiscal compact, fino alla proposta di un referendum sull’euro ed una nuova politica monetaria continentale. Temi interessanti, ma puramente strumentali e circoscritti senza una valutazione complessiva ne’ di come raggiungere quegli obiettivi, ne’ di costi/benefici che tale decisioni potrebbero comportare. In altre parole, chiara propaganda elettorale.

Nonostante la crisi, l’Italia non puo’ dimenticarsi di essere l’ottava economia del mondo, quindi occuparsi dell’estero rappresenta un dovere verso la comunita’ internazionale ed una opportunita’ per le nostre aziende. Sarebbe utile conoscere in anticipo cosa pensano le forze politiche del ruolo che l’Italia svolge nelle missioni internazionali di pace, sia dell’ONU e dell’UE. Le crisi potrebbero aumentare nei prossimi anni, l’Italia da quale parte stara’? Inoltre, l’economia italiana e’ dedita all’export di beni ed all’import di turisti, sarebbe molto utile conoscere le intenzioni di chi si candida a governare il Paese sia per facilitare la crescita di aziende italiane nel mondo e per accrescere il soft power italiano attraendo visitatori nel Belpaese.

La politica estera sta all’Italia come l’ossigeno sta agli esseri umani, e la crisi economica non potra’ essere usata come un tappo per le orecchie. Le urla che verranno da fuori e le minacce all’Italia sono indifferenti alla crisi economica. La realta’ bussera’ presto alla porta e l’Italia dovra’ farsi trovare pronta. Le forze politiche che si candidano a governare il Paese dovrebbero avere le idee chiare almeno su tre priorita’.

Il primo tema e’ la posizione che l’Italia intende assumere verso i paesi della sponda su del Mediterraneo e del Medio Oriente. La Tunisia, l’Egitto, la Libia, la Siria e l’Iran sono in ebollizione e l’Italia ha confini diretti con molti di loro. Cosa fara’ l’Italia nel caso tensioni scoppiassero dopo il voto di aprile in Egitto? Qual e’ la posizione dell’Italia nei confronti del problema nucleare iraniano? Siamo disposti a sostenere la transizione in Libia, Tunisia e Siria? E se si’, con quali mezzi? Fino a che punto? Quali sono le responsabilita’ ed i doveri dell’Italia verso il popolo siriano? Tutti questi interrogativi dovranno avere presto una risposta.

Il secondo tema e’ il nostro rapporto con l’Europa su tutti i temi che vanno oltre l’euro. Siamo tra i paesi con il piu’ alto tasso di violazioni di direttive comunitarie. L’Europa e’ fiscal compact, ma l’Europa e’ anche trasparenza, investimenti in ricerca ed innovazione, processi di giusta durata, diritti civili, etc. E’ possibile che non tutte le politiche europee siano giuste, ma vorrei sapere quali sono quelle giuste e quelle sbagliate, quali sono le priorita’ che l’Italia intende raggiungere in Europa e come farlo. All’interno di questo contesto, un tema prioritario rimane quello del ruolo dell’Italia nella formazione della politica estera comune: quali sono i paletti che vanno messi e gli obiettivi da raggiungere all’interno di questo quadro? Una discussione fra le forze politiche sarebbe sicuramente positiva per l’Italia.

Il terzo tema e’ quello di rilanciare il ruolo dell’Italia nel mondo. Non vi sono dubbi sul fatto che l’immagine dell’Italia nel mondo sia deteriorata da tempo. Il brand pare consumato, l’Italia non e’ piu’ terra di opportunita’ ed innovazione, ma sinonimo di corruzione e malaffare, di disorganizzazione e scarsa cura del proprio patrimonio nazionale. Da un lato, c’e’ bisogno di sapere quali misure si intendono prendere per favorire la internazionalizzazione delle imprese e la maggiore presenza nei mercati emergenti per non farsi trovare impreparati alle prossime ondate di crescita. Le istituzioni nazionali dovrebbero collaborare con il settore privato per individuare i mercati di prossima espansione. In secondo luogo, il problema di come accrescere il soft power dell’Italia dovrebbe essere al centro dell’attenzione. L’Italia e’ il primo paese al mondo per numero di siti UNESCO (47), ma solo il quinto per numero di visitatori dopo Francia, Stati Uniti, Cina e Spagna. Con Cina, India, Russia e Brasile che si affacciano sul mercato mondiale, l’Italia dovrebbe avere una strategia chiara su questo tema.

Ho indicato solo tre priorita’, ma certamente farebbe piacere sapere cosa pensano i candidati di interventismo, riscaldamento globale, commercio internazionale, diritti umani, lotta al terrorismo internazionale, relazione con la nuova dirigenza cinese, rapporti con le Nazioni Unite, atlantismo e tanti altri temi che saranno certamente nell’agenda del prossimo governo. Pero’ mi sono limitato all’essenziale, ai temi dei quali tutte le forze politiche dovrebbero aver espresso un’idea chiara. Essenziale in tanti paesi, ma forse non per l’Italia.

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