Chi sceglie gli editoriali al Corriere?


Sono ‘del mestiere’, quindi non posso non apprezzare Giovanni Sartori. Il metodo, i partiti, un sacco di cose di cui si parla da anni girano attorno ai lavori di Sartori, quindi non e’ in dubbio la mia stima. Ma che diavolo ha scritto oggi sul Corriere? Nessuno controlla cosa va in stampa? Dov’e’ il Direttore?

Il Professore scrive cose incredibili, tipo:

“a parità di tecnologia i Paesi a basso costo di lavoro avrebbero messo in disoccupazione i Paesi benestanti, perché la manifattura si sarebbe dovuta trasferire nei Paesi poveri e così, ripeto, i lavoratori dei Paesi benestanti sarebbero restati senza lavoro.”

E chi ha detto che la tecnologia deve stare ferma? L’Italia e la Germania sono ancora paesi a grande concentrazione manifatturiera, come mai?

E continua:

“Mentre nessuno ha pensato a una unione doganale dell’eurozona.”

BOOM! Ma di che cosa sta parlando il Professore? La fine dell’Unione Europea alla quale dazi all’interno dell’Unione porterebbero? Sartori non puo’ non sapere che sarebbe anche illegale. Non puo’, non dovrebbe non saperlo…

E non e’ finita qua (purtroppo):

“Mi chiedo: come mai nessuno (o quasi) propone una unione doganale europea?”

Ma di quale parla? Quella in vigore dal 1968? Quante ne vuole il Professore?

“Ma come non averla quando Stati Uniti e Inghilterra sono a oggi liberissimi di proteggere se stessi, occorrendo, alzando barriere protettive, o anche svalutando, senza chiedere permessi a nessuno, la propria moneta?”

Qua siamo al terzo giro di grappa, perche’ mettere sullo stesso piano Stati Uniti ed Inghilterra e’ fuori dalla grazia del Signore, per non ripetere nuovamente che svalutazioni competitive sono peggio delle tasse nel medio e lungo periodo. I tedeschi non lo fanno perche’ hanno la fobia del passato, ma perche’ hanno capito che una moneta forte semplicemente conviene.

E conclude:

“Ho già concesso che la nostra protezione doganale sarà una costruzione difficile. Ma cominciamo almeno a pensarci.”

Non sarebbe neppure una cattiva idea cominciare a pensare prima di scrivere. Con rispetto, ovviamente.

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