Commento alla decisione UE di vendere armi alla Siria


Come scritto nei giorni scorsi, i ministri degli esteri dei paesi membri dell’Unione Europea (UE) si sono riuniti lunedi per decidere se vendere armi ai ribelli in Siria. Dopo un acceso dibattito, la decisione presa non e’ delle migliori per l’UE e rimanda nel futuro il momento in cui Bruxelles sara’ il luogo in cui gli europei saranno in grado di decidere una politica estera comune.

William Hague, picture from EUobserver.com

Il tema era quello legato alla vendita di armi ai ribelli siriani. Francia ed Inghilterra sostenevano la rimodulazione dell’embargo per permettere la fornitura di tecnologie specifiche al Consiglio Nazionale Siriano, mentre altri stati ritenevano opportuno mantenere il divieto per non correre il rischio che le armi finissero in mani sbagliate. Visto che le sanzioni europee devono essere rinnovate regolarmente, il mancato accordo avrebbe fatto saltare tutto il pacchetto di sanzioni che, tra le altre cose, include anche la proibizione di acquistare petrolio grezzo dalla Siria ed il congelamento dei beni per la famiglia Assad ed i loro piu’ stretti sostenitori.

I paesi europei hanno cosi’ deciso di stralciare il pacchetto delle sanzioni e non rinnovare solo il divieto a vendere armi alla Siria. Questa decisione e’ stata criticata perche’ poco efficace in quanto permette ad ogni stato membro di creare una propria politica che potrebbe, in effetti, destabilizzare ulteriormente l’area, ma su questo aspetto specifico scrivero’ nei prossimi giorni.

L’aspetto politico di rilevanza per l’UE e’ che cosi’ facendo il Consiglio ha, in realta’, deciso di non decidere. Decidere di vedere armi come non farlo erano entrambe opzioni plausibili di politica estera. Non rinnovare l’embargo per l’impossibilita’ di trovare un accordo su quali armamenti sarebbe, in caso di necessita’, legittimo esportare verso un’area di conflitto e’ un segnale che dimostra la difficolta’ con la quale l’UE stia evolvendo dall’essere un’organizzazione ‘normativa’ ad un vero attore politico che deve prendere decisioni ispirate non da valori universali, bensi’ da interessi particolari.

E’ chiaro che una posizione doveva essere presa. Con piu’ di 80.000 morti e quasi tre milioni di persone che hanno bisogno di asssistenza umanitaria, in un contesto nel quale quasi tutti gli altri attori internazionali hanno preso misure concrete per assistere una delle parti nel conflitto, mantenere un divieto di vendita comprensivo sarebbe stato inopportunuto. Ma la rimozione totale dell’embargo significa che i 27 stati membri non hanno saputo decidere. Non solo l’UE ha dimostrato di non aver ancora preso coscienza di essere un attore politico, ma lasciare che ogni stato membra decido autonomamente se vendere o meno armi ai ribelli de-responsabilizza l’Unione Europea di fronte alla comunita’ internazionale. Le 27 economie dell’UE rappresentano il piu’ grande blocco economico del mondo, pertanto questa posizione ci ricopre di responsabilita’ importanti anche per garantire la pace e la stabilita’ internazionali delle quali non potremo continuare a sottrarci ancora a lungo.

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