Commento sull’articolo no a UE “À la carte”


Ho ricevuto un paio di domande sull’articolo che ho scritto oggi, ma purtroppo twitter non rende giustizia al dibattito.Due sono i punti da chiarire.

Il primo e’ che non pare chiaro il perche’ un’UE “a la carte” non funzionerebbe. Se l’articolo non era chiaro, allora provo con una metafora. L’Unione Europea e’ un po’ come una famiglia, dove ci sono genitori, fratelli, cugini, etc. L’elemento che tiene insieme la famiglia e’ quello di avere qualche gene in comune, ma soprattutto quello di sentirsi parte di un insieme, parte di una cosa comune che chiamerei identita’. In una famiglia non si puo’ buttare il cugino antipatico e tenere quello simpatico, non si puo’ eliminare la litigata con il genitore e tenere solo le gite all’aperto. Le due cose si tengono, o si accetta tutto e si cerca di migliorarlo assieme, oppure non esiste la famiglia. L’UE e’ simile. Ci sono politiche che funzionano ed altre che funzionano meno bene, ci sono vantaggi e svantaggi che ogni stato membro, ripeto “OGNI”, ha dall’essere parte di questa famiglia, e le cose si tengono. L’Inghilterra, cosi’ come l’Olanda, vorebbero tenere i vantaggi che traggono dall’Unione, ma non gli svantaggi (e questa e’ la logica dell’opt-out). Non si puo’ avere la moglie ubriaca e la botte piena, come non si puo’ scegliere di prendere solo il buono di Bruxelles e lasciare il cattivo. O si prende tutto oppure si rinuncia a tutto.

Ed arrivo al secondo punto: meglio che l’UK lasci l’Unione, sarebbe meglio per tutti. Siamo proprio sicuri? E qua subentrano logiche identitarie e utilitarie. Prima di tutto l’identita’, difficile che la famiglia sopravviva se si perdono pezzi. L’identita’ tiene il nord d’Italia assieme al sud, quello e’ il collante che dovrebbe tenere insieme gli stati dell’Unione Europea. Perche’ pensare che l’uscita dall’UE sia la risoluzione di tutti i mali e’ illusorio (per non dire peggio). Cosa farebbe Londra fuori dall’UE? Si inventerebbe una nuova industria (che non ha piu’ dalla fine della seconda guerra mondiale)? Fermerebbe l’immigrazione? Aumenterebbe i salari? Perche’ i denari dovrebbero passare dalla City se Londra rimanesse fuori sia dagli Stati Uniti sia dall’Europa? Quale sarebbe la risoluzioni ai problemi sociali, demografici, di competitivita’ che ha portato anche l’impero dove non tramonta mai il sole a giocarsi la parte bassa dell’economie piu’ sviluppate al mondo (e sono alti per la finanza, quindi molta carta in sostanza).

Insomma, siamo arrivati all’utilita’. Da un lato l’illusione che lasciare l’UE risolverebbe qualcosa, dall’altro non dobbiamo dimenticare che rompere l’identita’ comune europea significa ritornare indietro di decenni, quando l’Europa produceva conflitti e guerre. Sinceramente non so se saremmo in grado di scatenare la terza guerra mondiale, ma se il Regno Unito si chiudesse settorialmente ai Paesi continentali d’Europa, perche’ non dobrebbero ricevere lo stesso trattamento dagli altri stati? E se iniziamo a chiuderci in certi settori, perche’ non farlo anche in altri? Tornando cosi’ alle guerre commerciali con tutto cio’ che ne consegue.

Insomma, l’UE “a la carte” non puo’ funzionare, o si sta fuori, con i rischi, oppure si sta dentro e si cambiano le istituzioni e si fanno le battaglie all’interno del quadro normativo europeo, che offre moltissimi strumenti per dirimere certe questioni. Ricordo che Margaret Thatcher disse “voglio i miei soldi indietro”, non disse “ora ce ne andiamo”. E se permettete, c’e’ una bella differenza.

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