Conseguenze inattese della Primavera Araba


L’incontro fra il presidente iraniano Ahmadinejad ed il presidente egiziano Morsi a margine dell’incontro dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI) potrebbe essere un segnale di riposizionamento strategico dei nuovi regimi emersi dalla primavera araba che non era stato messo in conto.

Credit: Reuters/Egyptian Presidency/Handout

Questa visita e’ importante perche’ e’ la prima dal 1979 ed avviene in momenti difficili sia per l’Egitto e sia per l’Iran. Piazza Tahrir ha ripreso a bollire in conseguenza della condanna a morte di 21 egiziani colpevoli degli scontri allo stadio, mentre l’Iran e’ alle prese con le conseguenze di dure sanzioni economiche imposte dalle Nazioni Unite, dagli Stati Uniti ed dall’Unione Europea.

Pur in difficolta’, Iran ed Egitto giocano un ruolo importante sullo scacchiere mediorientale, ad esempio sulla guerra in Siria. Mentre il presidente Ahmadinejad si e’ schierato al fianco del leader siriano Assad, Morsi si e’ allineato a Turchia ed Arabia Saudita che auspicano un cambio di regime a Damasco. Un eventuale accordo potrebbe modificare gli equilibri in campo.

Ma il bersaglio grosso di Teheran sembra essere la questione palestinese, e quindi Israele. Se Morsi si convincesse ad adottare una strategia comune a quella di Ahmadinejad, allora la tensione potrebbe salire ulteriormente, irrigidire le posizioni ed alimentare il senso di insicurezza di Israele. Il nodo e’ il sostegno al governo di Hamas nella striscia di Gaza che, nonstante i passi concilianti fatti rispetto al precedente governo Mubarak, non pare essere fra le priorita’ del Paese in politica estera.

Difficilmente le scelte dell’Egitto potranno non essere influenzate dal miliardo di euro in aiuti che provengono da Washington, ma la primavera araba ha certamente alterato i tradizionali equilibri in medioriente e lo scongelamento dei rapporti fra Egitto ed Iran, sospesi dai tempi della pace siglata con Israele, e’ certamente un segnale da non sottovalutare.

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