Cosa aspettarsi dalle sanzioni USA e UE alla Russia


La decisione del Cremlino di accetare il risultato del referendum sull’annessione della Crimea ha precipitato la situazione. Anche l’Unione Europea, che aveva resistito alla tentazione di ricorrere alle sanzioni nei casi della guerra di Georgia nel 2008 e nel caso Magnitsky, ha deciso di imporre sanzioni a cittadini russi, una mossa che riporta le lancette dell’orologio indietro di 25 anni. Purtroppo, la crisi di Crimea e’ molto complessa e le sanzioni, benche’ possano giocare un ruolo nell’evoluzione della situazione, non porteranno un particolare vantaggio strategico all’Occidente.

Lo scenario strategico appare particolarmente sfavorevole. L’annessione a tutti gli effetti della Crimea sembra questione di tempo, il dispiegamento di forze militari inibisce qualsiasi azione da parte del governo di Kiev e l’Occidente rischia di giocarsi tutta la propria credibilita’ se minacciasse di usare la forza senza un adeguato decorso diplomatico. Tuttavia, l’eccessiva prudenza potrebbe facilmente portare verso il consolidamento della presenza russa e la creazione, nella migliore delle ipotesi, di un altro frozen conflict nell’area post-sovietica.

L’entita’ delle sanzioni appare dunque troppo leggera vista situazione. Il Consiglio ha deciso di imporre il congelamento dei beni e la restrizione all’accesso ai 28 stati membri per 21 individui russi e ucraini, ma nessuno di loro ha un ruolo decisivo nel processo decisionale a Mosca. Gli Stati Uniti hanno incluso anche i consiglieri personali di Putin fra i bersagli delle sanzioni, ma i consiglieri personali sono per definizione scelti dal capo secondo criteri di fedelta’ che, di solito, viene apprezzata, quindi e’ ipotizzabile che neppure il marginale impatto economico previsto dalle sanzioni sara’ percepito dagli attori piu’ prestigiosi della lista.

Questo non significa che le sanzioni siano state una cattiva idea. In primis, la lista contiene anche alcune personalita’ istituzionali delle autorita’ locali in Crimea. Questa decisione va nella giusta direzione perche’ l’annessione della Crimea non dovrebbe essere trattata come un problema solo tra Russia ed Occidente, ma le dinamiche locali devono necessariamente essere coinvolte. Inoltre, la decisione di ricorrere a sanzioni apre la strada ad altre possibili misure. Ad esempio, una strada percorribile e’ quella di rendere difficile la vita agli oligarchi che sostengono il governo di Mosca. Tale decisione potrebbe creare problemi presso la Corte di Giustizia, ma nel frattempo si potrebbero creare delle tensioni nel gruppo dirigente a Mosca.

Viste le condizioni, le sanzioni non potranno avere un ruolo decisivo per la risoluzione della crisi e sanzioni piu’ dure non sembrano essere all’orizzonte. Il giro di affari tra Occidente e Russia, e soprattutto fra UE e Russia, appare essere troppo importante per essere sacrificato all’altare dell’Ucraina. La risoluzione di questa crisi, anche per questa ragione, richiedera’ un approccio comprensivo e piu’ pragmatico da parte delle forze in campo.

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