Cosa ha detto il Parlamento Europeo sui Maro’


Interessante caso di diplomazia trasversale (e confusa). A pochi giorni dall’appello del premier Renzi alla cautela nelle iniziative politiche sul caso dei due Maro‘, il Parlamento Europeo, su proposta di memberi del PPE, ha approvato una dura risoluzione sul tema. Da una parte si invoca la cautela, e dall’altra si propone una risoluzione che inevitabilmente alzera’ la tensione.

Tra le altre cose, il Parlamento dice che non avere ancora formulato il capo di accusa formale a quasi tre anni dall’incidente sarebbe una violazione dei diritti umani di Latorre e Girone. In effetti, una custodia cautelare di tre anni non e’ comune neppure nella sgangherata giustizia italiana. Inoltre, la risoluzione dice che la questione andrebbe risolta o da un tribunale italiano e/o da un arbitrato internazionale (cosa che l’Italia non ha ancora richiesto). Il governo indiano ha gia’ risposto stizzito, quindi la questione si complica ulteriormente.

La buona notizia e’ che il Parlamento Europeo ha preso una posizione ricordando che, diversamente da quanto sostenuto in passato da Barroso e Ashtone, la questione non e’ un fatto bilaterale Italia-India, bensi’ la questione coinvolge direttamente l’Unione Europea in quanto Latorre e Girone sono due cittadini dell’Unione.

Di seguito il testo della risoluzione che, va ricordato, non vincola le istituzioni europee ma e’ un atto quasi interamente simbolico.

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Il caso dei due marò italiani

 

PE545.686

Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2015 sul caso dei due marò italiani (2015/2512(RSP))

Il Parlamento europeo,

–    visto il trattato sull’Unione europea,

–    vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea,

–    visti la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e i relativi protocolli aggiuntivi,

–    vista la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo,

–    visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici, in particolare gli articoli 9, 10 e 14,

–    viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sul caso dei fucilieri di marina italiani (marò) Massimiliano Latorre e Salvatore Girone,

–    vista la sua risoluzione del 10 maggio 2012 sulla pirateria marittima[1],

–    vista la dichiarazione in data 6 gennaio 2015 del portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, con cui si invitano i due paesi interessati – Italia e India – a ricercare una soluzione ragionevole e accettabile per entrambe le parti,

–    visto l’articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la notte del 15 febbraio 2012 la nave mercantile italiana Enrica Lexie, in rotta da Singapore a Gibuti, ha incrociato il peschereccio St. Antony al largo delle coste del Kerala (India);

B.  considerando che a bordo dell’Enrica Lexie si trovavano sei marò italiani incaricati di proteggere la nave da eventuali attacchi di pirati; che, nel timore di un attacco pirata, sono stati esplosi colpi d’avvertimento all’indirizzo dell’imbarcazione in avvicinamento e che due pescatori indiani, Valentine alias Jelastine e Ajeesh Pink, sono rimasti tragicamente uccisi;

C.  considerando che il 19 febbraio 2012 membri delle forze di polizia indiane sono saliti a bordo della nave, hanno sequestrato le armi dei fucilieri e hanno arrestato i due identificati come i responsabili dei colpi esplosi in direzione del peschereccio;

D.  considerando che tali eventi hanno provocato tensioni diplomatiche, data l’incertezza giuridica che circonda il caso dei due marò italiani; che, pur essendo trascorsi tre anni, le autorità indiane non hanno ancora formulato alcuna imputazione;

E.   considerando che uno dei militari, Massimiliano Latorre, ha lasciato l’India per trascorrere quattro mesi a casa dopo essere stato colpito da ischemia cerebrale e che necessita ancora di cure mediche, mentre Salvatore Girone si trova tuttora presso l’ambasciata italiana in India;

F.   considerando che entrambe le parti si richiamano al diritto internazionale, l’Italia per asserire che, essendosi l’incidente verificato in acque internazionali, i fucilieri dovrebbero essere processati in Italia o davanti a un tribunale internazionale, l’India per sostenere la sua competenza a processarli poiché l’incidente sarebbe accaduto nelle acque costiere poste sotto la sua giurisdizione;

G.  considerando che il 15 ottobre 2014 l’allora alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, ha rilasciato una dichiarazione sul comportamento delle autorità indiane, invitando il governo del paese a trovare una soluzione rapida e soddisfacente in conformità della Convenzione internazionale sul diritto del mare e del diritto internazionale;

H.  considerando che il 16 dicembre 2014 il nuovo alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha espresso delusione per la scarsa comprensione mostrata in relazione alla richiesta di Massimiliano Latorre di prolungare il suo soggiorno in Italia per sottoporsi a cure mediche;

I.    considerando che il 14 gennaio 2015 la Corte suprema indiana ha concesso una proroga per consentire al sergente Latorre di trascorrere più tempo in Italia per ragioni mediche;

J.    considerando che i due marò sono cittadini europei e che il 15 febbraio 2012 essi si trovavano a bordo di una nave mercantile italiana, che navigava al largo delle coste dello Stato del Kerala, e stavano svolgendo le proprie mansioni nell’ambito di attività internazionali antipirateria, che vedono fortemente impegnata l’Unione europea;

1.   esprime profonda tristezza e manifesta il proprio cordoglio per la tragica fine dei due pescatori indiani;

2.   sottolinea che le conseguenze dell’evento del 15 febbraio 2012 dovrebbero comunque essere gestite nella rigorosa osservanza dei principi dello Stato di diritto, rispettando pienamente i diritti umani e giuridici delle persone presumibilmente coinvolte;

3.   esprime grande preoccupazione per la detenzione dei fucilieri italiani senza capi d’imputazione; pone l’accento sul fatto che essi devono essere rimpatriati e sottolinea che i lunghi ritardi e le restrizioni alla libertà di movimento dei fucilieri sono inaccettabili e rappresentano una grave violazione dei loro diritti umani;

4.   si duole del modo in cui la questione è stata gestita e sostiene gli sforzi esplicati da tutte le parti coinvolte per ricercare con urgenza una soluzione ragionevole e accettabile per tutti, nell’interesse delle famiglie coinvolte – indiane e italiane – e di entrambi i paesi;

5.   auspica che, alla luce delle posizioni assunte dall’Italia, in quanto Stato membro, in relazione agli eventi collegati all’incidente, la competenza giurisdizionale sia attribuita alle autorità italiane e/o a un arbitraggio internazionale;

6.   incoraggia l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a intraprendere ogni azione necessaria per proteggere i due fucilieri italiani ai fini del raggiungimento di una soluzione rapida e soddisfacente del caso;

7.   ricorda alla Commissione che è importante porre l’accento sulla situazione dei diritti umani nel quadro delle relazioni con l’India e la invita quindi a prendere in considerazione ulteriori misure per facilitare una soluzione positiva del caso;

8.   ricorda che i diritti e la sicurezza dei cittadini dell’UE nei paesi terzi dovrebbero essere salvaguardati dalla rappresentanza diplomatica dell’Unione, la quale dovrebbe operare attivamente per la difesa dei diritti umani fondamentali dei cittadini dell’UE detenuti in qualsiasi paese terzo;

9.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, agli Stati membri dell’UE, nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Presidente e al governo dell’India.



[1]     GU C 261 E del 10.9.2013, pag. 34.

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