Cosa non avete capito sui maro’


Torno sul tema, spero per l’ultima volta e brevemente, perche’ il cambio di rotta del governo italiano sulla vicenda dei due fucilieri di marina ha sollevato un nuovo polverone. Ammetto di non aver capito l’improvviso cambiamento di posizione di Roma, ma ho stima per il ministro Terzi e voglio concedere il beneficio del dubbio visto che, probabilmente, c’e’ qualcosa che il grande pubblico non conosce. Voglio pero’ riportare l’attenzione sul tema vero del problema di cui nessuno parla. La questione dei due maro’ non e’ quella di una crisi diplomatica fra India ed Italia, ma quella di una minaccia profonda all’operativita’ delle missioni internazionali.

From http://storehousechicago.org/216052.ihtml

Molti media italiani ed indiani stanno riportando gli eventi come se fosse un braccio di ferro di due bulli di quartiere. Dignita’, orgoglio, autorevolezza di una nazione, sovranita’ e simili sono le parole che piu’ di altre vengono ripetute per descrivere la vicenda. Questo modo puerile di riportare i fatti, e l’infantilismo con il quale certi uomini politici italiani ed indiani si affrettano a commentare la vicenda, ha dell’incredibile. L’ultima pagina buia e’ questa diatriba sulla pena di morte, promessa per iscritto da Nuova Delhi secondo l’Italia, impossibile ingerenza dell’esecutivo verso il potere giudiziario secondo l’India. Fumo negli occhi. Il tema non sono ne’ le velleita’ da media potenza dell’Italia, ne’ la ricerca di uno status internazionale dell’India.

Il tema vero e’ il ruolo che i militari hanno nelle missioni internazionali. Gli stati nazionali, da sempre, impegnano i propri uomini all’estero per operazioni coordinate con la comunita’ internazionale in cambio di garanzie su chi puo’ giudicare i propri cittadini. E’ la prassi che, per esempio, si applica da secoli per i diplomatici. Gli stati si possono rifiutare di avere certi diplomatici nel proprio territorio, ma se li accettano allora si impegnano anche a garantirne l’immunita’. Quale stato manderebbe ambasciatori e diplomatici in altri paesi se non vi fosse la certezza di poterli giudicare nei propri confini?

Cosi’ funziona per i soldati. I militari non vanno in gita in Congo, Somalia, Iraq ed Afghanistan. Sono militari addestrati all’uso della forza, dispiegati in situazioni nelle quali la forza si puo’ usare. Ed i militari non giocano al computer, ma affrontano situazioni molto complesse che difficilmente si possono comprendere stando seduti sul divano di casa propria oppure discutendo al bar su quanto “sudici” siano gli indiani (si, ho letto anche questo tipo di commenti in giro per la “rete”). Visto che ai militari chiediamo di usare la forza e che tutti possono sbagliare, a loro chiediamo di andare in giro per il mondo garantendo in cambio la tutela giuridica dei loro paesi d’origine.

Questo principio lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle per la vicenda del Cermis, che viene usata spesso in questi giorni in modo assolutamente inappropriato, ma spiega anche perche’ gli Stati Uniti hanno lasciato l’Iraq. L’impossibilita’ di trovare un accordo con il governo iracheno sullo Stato delle Forze (Status of Forces Agreement) avrebbe lasciato i militari americani sotto la giurisdizione dei tribunali iracheni. Il governo ha deciso di ritirarsi. Gli stati non dispiegano militari quando non sono sicuri di garantire loro le dovute tutele giuridiche.

I due maro’ non erano in crociera sulla Enrica Lexie, ma in funzione anti-pirateria come disciplinato da Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Latorre e Girone erano in missione internazionale, e l’Italia autorizza il dispiegamento in tale funzione perche’, almeno in principio, la comunita’ internazionale riconosce a Roma l’autorita’ giuridica sui propri militari. Queste decisioni sono state prese dalle Nazioni Unite per limitare l’utilizzo delle aziende private di sicurezza nella protezione dei convogli commerciali, quindi al fine di aumentare il controllo sull’uso delle armi nella guerra ai pirati.

Non so cosa sia successo il 15 febbraio 2012 al largo delle coste dello stato del Kerala. Immagino una situazione difficile da decifrare, con problemi di comunicazione e sospetti reciproci. Con un peschereccio che non risponde dando l’idea di un peschereccio vuoto, manovra gia’ effettuati dai pirati in altre occasioni, e decisioni da prendere in pochi secondi senza avere tutte le informazioni disponibili. Non lo so, pero’ Latorre e Girone erano la’ in funzione anti-pirateria in missione internazionale e questo rimane il tema principale. Non la presunta incompetenza dei tecnici di governo italiani oppure gli eccessi ormonali di una potenza emergente.

Perche’ gli stati nazionali dovrebbero continuare a mandare i propri soldati all’estero se non certi di mantere la competenza giudirica per le azioni che compiono nell’espletamento delle loro funzioni? La vicenda e’ politica, non giuridica, quindi la soluzione deve essere politica. In quest’ottica, l’Italia dovrebbe sollevare il problema al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Visto che Latorre e Girone erano in funzione anti-pirateria, che sia il Consiglio a dire una parola chiara su chi abbia la competenza a giudicare i due maro’. Nel frattempo andrebbero lanciati segnali chiari come, ad esempio, sospendendo alcune operazioni nelle missioni ONU nelle quali i soldati italiani potrebbero incorrere in problemi simili. Visto che il tema e’ politico e riguarda tutta la comunita’ internazionale, allora la soluzione e’ politica e non puo’ che venire dall’organo piu’ alto delle Nazioni Unite.

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