Basta piangere in Europa, i mali italiani sono tutti prodotti tipici


Torno a scrivere di politica italiana perche’, tanto per cambiare, sono senza parole di fronte al dibattito pubblico del Belpaese. Il governo Letta, inaugurato sotto le bombe lanciate da Berlusconi,  ha sposato la retorica anti-europeista e scaricato le aspettative degli italiani su una fantomatica rinegoziazione del fiscal compact, come se da esso dipendessero tutti i mali. La fine della procedura di infrazione per deficit eccessivo annunciata ieri dalla Commissione si inserisce in questo contesto e si vuol far passare l’idea che ora ci saranno tesoretti da spartirsi. La realta’ e’ ben diversa e non arriveranno risorse salvifiche da nessun benefattore, tantomeno dall’Europa. L’Italia deve smettere di piangersi addosso e fare subito quelle cose che si possono fare a costo zero. Almeno in tre settori.

From Bruegel.org

Primo, bisogna attirare investimenti (non soldi da spendere) stranieri. Come? Riformare il mercato del lavoro, riformare la giustizia (soprattutto processi civili), semplificare la burocrazia e combattere la corruzione. Misure intelligenti in queste quattro aree faciliterebbero sia gli investimenti stranieri che quelli italiani portando gli investitori a spendere per fare crescita, non ci serve uno stato che continua a buttare soldi nel colabrodo di una cassa integrazione perversa.

Secondo, bisogna riformare la macchina statale facendo lavorare meglio i dipendenti pubblici. Non si tratta di licenziare nessuno, con questi chiari di luna non sarebbe un’ottima idea, ma la vera sfida e’ quella di riorganizzare funzioni e ruoli del personale attorno a servizi che lo stato, e talvolta solo lui, puo’ erogare. In questo secondo calderone inserisco anche la riorganizzazione dei ruoli di comuni, province e regioni. Il mantra dell’abolizione delle province senza una riorganizzazione potrebbe addirittura far aumentare i costi anziche’ ridurli. Meno cose, ma fatte meglio.

Terzo, creare un vero stato sociale che affianchi una moderata ma costante liberalizzazione del mercato, in ogni settore. La lotta alla rendite, come i tagli alla spesa pubblica, e’ uno slogan che funziona, ma in tempi di crisi significa anche togliere certezze e ridurre i posti di lavoro. Le liberalizzazioni vanno fatte rimodulando la spesa pubblica per accompagnare i ‘perdenti’ delle liberalizzazioni verso nuovi impeghi che, puntando sulle aziende che funzionano e creando maggiore competitivita’, si verrebbero a creare.

Con l’eccezione di questo ultimo punto, il quale richiederebbe risorse da reperire nel brevissimo periodo, i primi due punti sono certamente possibili oggi, da subito, senza aspettare che l’Unione Europea ‘allenti i vincoli di bilancio’. La vera sfida dell’Italia e’ quella di ritornare ad essere un Paese che cresce, che innova e che produce, adattandosi al mondo che cambia cercando di non snaturare le proprie eccellenze, ma non limitarsi ad esse e non aver il timore di svilupparne di nuove.

Questo e’ il compito del governo italiano che non deve spostare l’attenzione verso Bruxelles per cercare alibi alla propria inattivita’. Al netto delle distorsioni dei meccanismi del mercato unico, i mali peggiori che affliggono l’Italia sono tutti prodotti tipici locali, bisogna smettere di negarlo ed iniziare ad affrontarli uno per uno.

Tag:, ,