Cosa rimane dell’elezione di Trump e cosa succedera’


L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti non e’ passata inosservata. La fiction e’ diventata realta’ ed una puntata dei Simpson di molti anni fa si e’ rivelata profetica. Tuttavia, rimangono alcune cose di questa elezione che devo sottolineare.

Lo scollamento delle elite dalla realta’ e’ sempre piu’ preoccupante

I segnali di allarme c’erano tutti. I nuovi elettori stavano correndo in massa verso i Repubblicani, lo stigma sociale che porta la gente a mentire ai sondaggisti, e lo schema del sistema verso l’anti-sistema che ha dato la possibilita’ a Trump di catalizzare verso di se’ il voto di tutti gli scontenti (dal KKK alle minoranze piu’ varie). Grande colpa di questa cecita’ di fronte al trumpismo va, ovviamente, ai democratici ed alla loro incapacita’ di capire cosa stesse avvenendo nel paese. Pero’ la colpa non e’ solo loro, bensi’ anche di tutti quelli che all’estero guardavano increduli ed impotenti alle primarie prima ed alla campagna elettorale poi. I problemi di un paese e le pulsioni dal basso non vanno ignorate o deplorate, ma capite e governate.

Cosa succedera’ adesso

L’elezione di Trump ha, probabilmente, colto di sorpresa anche lui. Trump ha vinto le elezioni nonostante abbia speso poco rispetto alla Clinton ed e’ il primo dai tempi di Ford a vincere spendendo meno dell’avversario. I prossimi quattro anni saranno dominati da due tensioni di fondo.

Da un lato, Trump sara’ chiamato a fare delivery di cose che sara’ obiettivamente difficile fare. In questo non trovo una grande novita’, ovvero e’ un classico delle democrazie che i partiti ed i politici promettano piu’ di quello che poi potranno effettivamente fare. Tuttavia, le promesse e gli annunci fatti negli ultimi mesi vanno in direzioni opposte con alcuni commenti preoccupanti, come quello di creare un registro di musulmani negli Stati Uniti.

Dall’altro, Trump e’ solo il presidente. Se e’ facile fare l’opposizione, il mestiere del governo e’ quello di unire, di arrivare a compromessi, e di realizzare cose. Il sistema istituzionale americano e’ complesso e pieno di pesi e contrappesi (i famosi checks and balances) ed e’ difficile immaginare come Trump possa evitarli. Primo su tutti vi e’ la Costituzione, poi i vari centri di potere locali, ed il fatto che il paese sia spaccato esattamente a meta’.

La grande incognita’ che puo’ avere ricadute oltre i confini americani e’ la politica estera. Se e’ vero che abbiamo gia’ visto casi di miliardari al potere, come Berlusconi da noi, e’ vero che non abbiamo precedenti di questo tipo con una potenza nucleare ma, ancora di piu’, con una potenza che ‘fa sistema’. Quello che decidono gli Stati Uniti ha implicazioni per tutti gli altri. E’ difficile immaginare cosa accadra’, pero’ esiste un parallelo importante da tenere in considerazione.

La presidenza di George W. Bush verra’ probabilmente ricordata come una delle piu’ interventiste di sempre, ma sono in pochi a sapere che Bush fu eletto su una piattaforma sostanzialmente isolazionista. L’idea era, come sostenuto anche da Trump, che il mondo dovesse pensare a se stesso e gli Stati Uniti non dovessero pagare per tutti. Poi accaddero gli eventi dell’11 Settembre, il governo Bush venne preso di sorpresa e dovette reagire duramente anche per compensare il senso di colpa dell’isolazionismo annunciato. Vedo in Trump un pericolo simile. Dopo aver detto che bisogna lavorare con la Russia, cosa accadrebbe se la Russia ponesse una minaccia seria ad un paese alleato della Nato?

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