Formigli ed il giornalismo che non esiste piu’


Sono arrivato tardi, Simona Bonfante ha gia’ scritto quasi tutto sul tema. Sono anche contento perche’ posso dedicare solo pochi minuti a questo post, ma devo solo aggiungere un tema alla critica severa della buffonata andata in scena ieri sera a Piazzapulita. “Buffonata” forse non il termine corretto, perche’ il “Buffone” e’ un mestiere, il comico di altri tempi che intendeva fare intrattenimento e far ridere. Volutamente. No, quindi la puntata di Piazzapulita e’ un’altra cosa. Forse il prodotto di incompetenza, superficialita’ e scarsa considerazione del ruolo e l’importanza sociale che il giornalismo di qualita’ ricopre nella societa’.

Fino a qua tutto scritto nel post di cui sopra, manca solo l’ipocrisia di Formigli e dei suoi. Perche’ e’ facile criticare la classe politica per inadeguatezza visti i problemi da affrontare, ma il giornalismo dovrebbe anche fare informazione, educare, trattare temi seri in modo serio. L’ipocrisia sta nel criticare i politici per guardare solo al loro interesse personale o della loro parte, per poi costruire puntate sull’orlo del ridicolo per (immagino) mantenere gli ascolti sperando nell’esplosivita’ (???) di Santanche’ e Casarini. Se il giornalismo non aiuta la comprensione di fenomeni complessi, anzi la complica (come fa uno a capire qualcosa di ISIS o di tensioni fra Islamismo moderato e non con la Santanche’ e Casarini in studio), allora non e’ giornalismo ma avanspettacolo di bassa lega.

Piazzapulita ha anche preso questa sterzata ‘grillinesca’ negli ultimi tempi, tra il bambino prodigio ad Oliviero Toscani, da d’Agostino fino ad arrivare al imprenditore che lavora con la Cina urlante. Il leit motif e’ sottolineare la bassa qualita’, per usare un eufemismo, della classe dirigente italiana, e poi arriva una puntata come quella di ieri che non solo indica poco rispetto per il ruolo del giornalismo, ma anche scarsa consapevolezza delle conseguenze sull’opinione pubblica riguardo a certi temi.

Nella puntata di ieri un tema serissimo e’ stato dato in pasto alla “destra bavosa di Daniela Rottweiler Santanché, la sinistra pietosa di Luca No Global Casarini”. Sicuramente questi signori avranno delle competenze, ma voglio immaginare che esistano altre persone in Italia tra accademia e think tanks che si occupano del tema piu’ competenti. E’ facile criticare i politici perche’ nei momenti delicati guardano al tornaconto personale dimenticando la collettivita’, mentre e’ piu’ difficile fare una trasmissione seria su un tema complesso ed importante. Temo che le urla degli invasati, forse, porti piu’ ascolti, ma almeno la decenza di farlo su temi piu’ frivoli e non buttare in caciara anche questo.

Il giornalismo di oggi dovrebbe trattare temi delicati e complessi, spiegandoli ed investigando temi di cui altrimenti si saprebbe e capirebbe poco. Fare le cose serie sacrificare qualche telespettatore, ma i casi di Gabanelli e Iacona dimostrano che le cose fatte bene si possono fare anche in Italia. Non e’ obbligatorio, ma sarebbe raccomandabile. Ed esiste sempre la buona e sana schiena dritta: ce la vedete la Gabanelli invitare la Santanche’ a parlare di contratti di Finmeccanica in India (ma anche di castagne arrosto)? Il vero giornalista o fa le cose seriamente, oppure non le fa.

Forse mi lamento troppo del fatto che in Italia non si parli di politica estera, perche’ se ne parla cosi’, allora un sano silenzio potrebbe essere raccomandabile.

Ps: mi scuso per i refusi, ma ho scritto tutto in tre minuti

Tag:, , , , ,