Gia’ finito lo Champagne?


La vittoria del fronte pro-europeo in Grecia ha scatenato un’ondata di entusiasmo in Europa come se l’eurocrisi fosse alle spalle e l’euro trasformatosi tutto ad un tratto in leva trainante dell’economia del continente. Ovviamente siamo finiti in un limbo mediatico che racconta i mercati come love story da grande fratello, oppure come gialli alla Alfred Hitchcock, come se un colpo di tosse del mercato dell’auto in Corea spiegasse un crollo dei titoli bancari a Wall Street. Niente di tutto questo e’ vero, e non lo e’ neppure il modo con cui e’ stata rappresentata la vittoria di Nuova Democrazia in Grecia. Ci sono almeno tre ragioni che vanno sottolineate.

Primo, la Grecia non ha scelto di stare nell’euro ora al contrario di quello che aveva fatto prima. Prima c’era, ed ora c’e’. Prima si temeva che potesse non riuscire a rimanere nell’euro nonstante lo volesse. Le elezioni pare abbiano causato allucinazioni in molti e fatto dimenticare che ora, come prima, la Grecia potra’ stare nell’euro se riuscira’ ad aggiustare i conti e dare fiducia ai mercati. Ora si parla di un allentamento della stretta fiscale, ottimo, ma questo dimostra che non sia stata la Grecia a scegliere di rimanere in Europa, ma l’Europa a scegliere di tenere la Grecia (sempre che ad Atene qualcuno non pensi bene di ritruccare i conti).

Secondo, la vittoria della Grecia non ha risolto la bolla speculativa in Spagna e la crisi del debito in Italia. Questi problemi rimangono tutti, poteva vincere anche Maga Mago’ ad Atene senza cambiare il percorso doloroso di aggiustamento che questi paesi devono affrontare. E qua abbiamo finito le buone notizie, perche’ le cattive notizie arrivano quando mettiamo in conto che non sta scritto da nessuna parte che Spagna ed Italia possano tornare competitive. Perche’ il problema e’ quello di riconvertire e riformare un sistema non efficiente. Mettere a posto i conti serve a mettere a posto i conti, ma non serve ad aumentare la competitivita’ dei paesi nell’economia globale. Quindi siamo comunque davanti ad un percorso doloroso ed incerto in tutti i paesi eurodeboli indipendentemente da quello che verra’ deciso ad Atene e Bruxelles.

Terzo, Bruxelles. La vittoria greca potrebbe fornire un incentivo alle lungimiranti cancellerie, premierati e presidentati che guidano l’Unione all’alba del ventunesimo secolo (spero si noti l’ironia), ma di certezze non se ne vedono. Abbiamo atteso due anni con rischi simili a quelli che viviamo oggi e cio’ non e’ servito a creare le condizioni per far decidere ai leaders cosa fare con l’UE. L’apparente entusiasmo delle elezioni greche potrebbero da un lato creare l’incentivo giusto, mentre dall’altro potrebbero far venire meno l’elemento di urgenza alla base del prossimo eurosummit.

Insomma, c’e’ poco da stare allegri e vedo che anche le borse regna un po’ di incertezza.

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