I politici e la galera


L’infinito, inutile e stucchevole dibattito sulla possibilita che un condannato al terzo grado di giudizio per evasione fiscale possa o meno fare politica mi ha stancato, ma voglio utilizzare questa storia per raccontarvene altre due. Quelle di politici che hanno avuto a che fare con la galera e che l’hanno vissuta ingiustamente, ma lo hanno fatto per difendere lo stato di diritto.

La prima storia e quelli di Aung San Suu Kyi. La Birmania (che ora si chiama Myanmar) ha vissuto un ventennio molto difficile. In passato colonia britannica, la Birmania e’ diventata indipendente nel 1948 ed e finita pochi anni dopo sotto il controllo dei militari. Nel 1988 ci fu un altro, ennesimo, colpo di stato dell’esercito che aveva agito con la missione di organizzare nuove elezioni che si tennero nel 1991. Tuttavia, il partito sostenuto dalla giunta militare perse le elezioni che indicarono come vincitore il National League for Democracy (NLD) guidato da Aung San Suu Kyi. Solo informalmente pero’, perche’ Aung San Suu Kyi si trovava in carcere dal 1989. I militari si rifiutarono di convalidare le elezioni e rimasero al potere, costringendo il leader di NLD alla detenzione, tra carcere ed arresti domiciliari, fino al novembre 2010, 21 anni dopo. Con un nuovo clima nel paese, Aung San Suu Kyi e’ entrata in Parlamento nel 2012 ed e’ il leader dell’opposizione in una Myanmar sulla via democratica.

Il secondo esempio e’ quello di Nelson Mandela, ‘Madiba’. I diritti nel Sudafrica dell’Apartheid venivano riconosciuti in base al colore della pelle. Indipendente dal Regno Unito dal 1931, il regime di segregazione divento’ legge con l’arrivo al potere del Partito Nazionale nel 1948. La minoranza Africaans, circa il 20% della popolazione, godeva di molti diritti a scapito della maggioranza nera, cosi’ iniziarono alcuni movimenti di protesta che pero’ furono regolarmente repressi dalle forze di polizia. Nel 1952 Mandela fu arrestato per la prima volta con l’accusa di cospirare contro il governo. Le tensioni aumentarono negli anni, Madiba fu arrestato dopo numerose ingiunzioni a presentarsi in pubblico. Magari avrebbe anche potuto scappare, ma non lo ha fatto. Mandela ha continuato la battaglia di resistenza civile fino all’arresto dell’agosto 1962, quando decise di utilizzare il processo e la sua detenzione come battaglia politica per cambiare il Sudafrica. Madiba uscira’ di prigione solo nel 1990, dopo 27 anni. Pero usci’ in un paese diverso che lo ringrazio’ eleggendolo Presidente nel 1994. Oggi Mandela lotta fra la vita e la morte, ma lo puo’ fare da cittadino libero in uno stato fondato anche dal suo comportamento.

E poi Martin Luther King, Gramsci, Pertini, Dilma Roussef, e di continuo fino ad arrivare a Socrate, che addirittura scelse la morte per rispettare la legge anche come forma di rispetto verso tutti coloro che la dovevano rispettare e ai quali non era offerta alcuna via di fuga. Sono questi gli esempi che ci ricordiamo, i grandi uomini che hanno fatto la storia, quelli che pur di salvare tutti quanti, sono disposti a sacrificare loro stessi.

Poi ci sono gli altri, quelli che fanno di tutto per non finirci in galera, costi quel che costi: Robert Mugabe, Bashar al Assad, Muhammar Gheddafi, Zine El Abidine Ben Ali, Hosni Mubarak, Charles Taylor, Slobodan Milosevic ed tanti altri. Quelli che, pur di salvare se’ stessi, sono disposti a sacrificare tutti gli altri.

Ora potete tornare al dibattito sull’agibilita’ politica, ma io non ne parlero’ piu’.

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