Il corto circuito democratico: perche’ Renzi detta la linea al governo?


Oggi Renzi compie il primo mese da segretario del Partito Democratico (PD) e sono in molti ad esultare per il cambio di marcia (apparente) impresso alla vita politica italiana. La riforma elettorale, i tagli alla politica e la questione lavoro: il governo ora dovra’ fare come vuole Renzi. E tutti esultano, ma sono in pochi a notare il corto circuito democratico che si sta realizzando. Renzi ha vinto le primarie del suo partito, perche’ dovrebbe dettare la linea al governo?

Prima la teoria. Nelle repubbliche parlamentari e’ il Parlamento, eletto dal popolo, che decide su inziaitiva dell’esecutivo, che a sua volta deve ricevere il voto di fiducia di Camera e Senato. La prassi che si e’ consolidata in Italia negli ultimi vent’anni e’ sostanzialmente bipolare. La campagna elettorale ha visto due schieramenti opposti confrontarsi, centro-destra e centro-sinistra, i quali hanno poi avuto davanti a loro la legislatura per realizzare il programma elettorale. La redazione del “programma” e’ diventato un momento imprescindibile delle nostre campagne elettorali in modo che i governi si impegnassero su temi precisi, tanto che dal contratto con gli italiani alla fabbrica di Nichi ne abbiamo viste di tutti i colori negli ultimi anni. In sostanza, un partito politico fa una campagna elettorale impegnandosi su un programma politico che, una volta eletto, dovrebbe tentare di realizzare nel corso della legislatura.

Cosa sta avvenendo in pratica? Che un partito politico, chiaramente di maggioranza relativa in Parlamento, ha cambiato il segretario in corsa e, magicamente, gli impegni presi durante la campagna elettorale non contano piu’ nulla. Matteo Renzi e’ diventato segretario e buonanotte a tutto il resto. Magicamente i quasi due milioni di voti che hanno portato Renzi alla segreteria del PD cancellano i 36 milioni di persone che hanno votato alle elezioni politiche del 2013.

Io ho scritto a sostegno della candidatura di Matteo Renzi, pero’ le iniziative di questi giorni, a cominciare proprio dal Job Act che, dovrebbero avere una legittimazione popolare nazionale per entrare con questa forza nell’agenda di un governo e di un Parlamento, il quale e’ stato eletto solo pochi mesi fa con altri programmi politici. Bisogna ricordare che il PD e’ diventato il partito di maggioranza con un programma politico in forte contrasto con la proposta renziana uscita sconfitta alle primarie del 2012. I parlamentari gia’ non hanno vincolo di mandato, e se con questo iniziamo a tollerare che gli impegni presi con gli elettori possano cambiare in base al clima politico del momento, allora il corto circuito diventa evidente.

Rispettare la volonta’ degli elettori e’ una delle forme di civismo piu’ importanti che regola una democrazia funzionante. Renzi ha vinto le primarie del PD con un programma intitolato “Adesso”, ma in democrazia queste cose si fanno “dopo” aver vinto le elezioni. Fino ad allora ci sono gli altri.

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