Il DEF ed i tagli alla Difesa


Seguo con attenzione l’azione del governo nel comparto Difesa, ed ora sto guardando le centinaia di pagine del DEF per vedere bene che si dice sulle Forze Armate. Queste sono considerazioni preliminari, ci tornero’ piu’ avanti con una valutazione piu’ complessiva ed elaborata, nel frattempo riporto quanto trovato.

1. Esiste un piano (che riporto in calce) e prevede la riduzione delle Forze Armate a 150.000 unita dal 2024, che sarebbe una riduzione in termini reali di 30000 unita’ partendo dalle 180000 di oggi. Una valutazione comparativa suggerisce che tale riduzione rientra nella misura dei altre nazioni in Europa come Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, quindi potrebbe non essere un cattivo segnale. Rimane il dubbio di sapere cosa saremo in grado di fare con 150000 unita’, il vero nodo di qualsiasi riforma delle Forze Armate.

Germania Francia UK Spagna Italia
Marina

15600

38000

36030

20,800

32000

Aeronautica

30802

47538

37200

20,300

44000

Esercito

62279

119070

125430

75,000

105000

Totale

108681

204608

198660

116100

181000

2. Si parla di tagli per alcuni miliardi di euro, ma non ho ancora trovato quali sarebbero le fonti di questi tagli. Secondo il DEF, ad una crescita generale dei costi della PA, la Difesa ha avuto un taglio di 819 milioni di euro dal 2011 al 2013. I redditi da lavoro dipendente sono calati da 16,7 miliardi nel 2011 a 15,7 miliardi nel 2013. Stessa sorte e’ capitata ai consumi intermedi, calati da 2,3 miliardi nel 2011 a 1,7 nel 2013 a fronte di un aumento complessivo dei costi intermedi da 12,5 militardi nel 2011 a 13,8 nel 2013. Anche gli accordi internazionali di Difesa hanno subito un calo di 16 milioni nel biennio 2011/2013 (da 207 a 191 milioni), mentre l’unica voce in aumento e’ quella per investimenti ed acquisto terreni (ammodernamento) passata da 2,8 miliardi nel 2011 a 3,3 nel 2013.

Riporto in calce l’estratto del DEF che riguarda la riorganizzazione delle Forze Armate, che purtroppo mi pare ancora molto generica ed eccessivamente fumosa. Non si puo’ non essere d’accordo con Coticchia e Moro nel sostenere che qualsiasi revisione della spesa pubblica non puo’ prescindere da una domanda piu’ generale: che cosa vogliamo fare con i soldi dei contribuenti? Questo ragionamento vale per ogni euro speso dalla pubblica amministrazione, e quelli spesi per le Forze Armate non fanno eccezione. Cosa vogliamo fare con le Forze Armate?

Al momento il DEF ed il dibattito pubblico sono concentrati sulla revisione della spesa con un’eccessiva attenzione ai costi complessivi e non a come questi fondi vengono spesi. La buona notizia e’ che per la prima volta si parla di un Libro Bianco della Difesa che dovrebbe dettare le linee guida per il futuro. Certo, logica vorrebbe che prima si facesse il Libro Bianco, e poi si decidessero i tagli di spesa, pero’ forse chiediamo troppo.

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Riorganizzazione delle Forze Armate
I decreti legislativi 28 gennaio 2014, n. 7 e 8 avviano il processo di revisione dello Strumento militare come tracciato dalla legge delega n. 244/2012. I predetti decreti mirano alla realizzazione di un sistema di difesa efficace e sostenibile, uniformato alla tendenziale stabilità programmatica delle risorse finanziarie e a una maggiore flessibilità nella rimodulazione delle spese, che assicuri i necessari livelli di operatività e la piena integrabilità dello strumento militare nei contesti internazionali. In particolare, il D.Lgs. 8/2014 è volto alla riduzione delle dotazioni organiche complessive del personale militare dell’Esercito italiano, della Marina militare (escluso il Corpo delle capitanerie di porto) e dell’Aeronautica militare, a complessive 150.000 unità entro l’anno 2024, nonché a ridurre le dotazioni organiche complessive del personale civile del Ministero della Difesa, portandole a 20.000 unità al 1° gennaio 2025. Il provvedimento prevede, inoltre, una serie di misure da attuare per la riduzione del personale (programmazione triennale scorrevole per il transito del personale militare nei ruoli del personale civile in altre Amministrazioni pubbliche, aspettativa riduzione quadri).
Il D.Lgs.7/2014 mira a realizzare la razionalizzazione e l’ottimizzazione delle strutture ordinative centrali e periferiche delle Forze Armate, perseguendo l’obiettivo di conseguire
entro sei anni una contrazione delle stesse non inferiore al 30 per cento circa. Tale
obbiettivo sarà realizzato mediante successivi provvedimenti di soppressione e
riconfigurazione di enti, comandi e strutture delle Forze Armate; queste ultime, in relazione alle proprie caratteristiche, procederanno a un riassetto complessivo della propria organizzazione nelle aree operative, logistiche, formative, territoriali e periferiche.
Le misure si sommano a quelle già disposte per effetto della spending review
(D.L. 95/2012), secondo le quali entro il 1° gennaio 2016 l’organico del personale militare complessivo sarà ridotto a 170.000 unità, mentre l’organico del personale civile è stato
rideterminato in circa 27.800 unità.
I risparmi di spesa derivanti dall’attuazione delle misure di revisione dello strumento militare potranno essere indirizzati al riequilibrio dei settori di spesa del Ministero della Difesa, al fine di conseguire un più efficiente, efficace ed equilibrato impiego delle risorse assegnate. Sempre in attuazione della spending review è stato adottato il regolamento di riorganizzazione delle scuole militari e degli istituti militari di formazione dell’Esercito, della
Marina, dell’Aeronautica e dell’Arma dei carabinieri.

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