Il dibattito mai iniziato in Italia: l’UE dovrebbe vendere armi ai ribelli in Siria?


Questa domanda ha alimentato una forte discussione in Europa nelle ultime settimane. Mentre la discussione pubblica in Italia si limita all’elezione del nuovo Papa e la politica vaticana che verra’, in Europa si discute su cosa fare in merito al conflitto in corso in Siria.  Nello specifico, alcuni sostengono che l’embargo alle armi vada riconsiderato in modo da contemplare la possibilita’ di sostenere i ribelli del regime di Bashar al-Assad. I ‘grandi’ dell’UE si sono espressi, cosa vuol fare l’Italia?

REUTERS/Basel Fouad /Shaam News Network/Handout

La crisi siriana va avanti da oltre due anni e l’UE ha imposto un embargo alle armi con l’obiettivo di ridurre la capacita’ militari delle fazioni in campo. Tuttavia, l’interruzione della vendita di armi finisce inevitabilmente per favorire chi le armi le ha gia’ o chi, in un modo o nell’altro, riesce ad ottenerle. Un embargo di questo genere pare abbia indirettamente favorito il regime di Assad, del quale l’UE auspica la sconfitta, anche alla luce del fatto che altri stati, l’Iran e la Russia su tutti, non hanno mai interrotto i proprio aiuti al regime. Questo e’ il quadro all’interno del quale gli stati membri hanno aperto una discussione che portera’ ad una nuova decisione UE vincolante per i 27 membri, Italia inclusa.

La Francia ed il Regno Unito sono per la sospensione dell’embargo. Sia Francois Hollande sia David Cameron hanno dichiarato l’intenzione di vendere armi ai ribelli per sostenere una protesta che hanno appoggiato ed incoraggiato sin dall’inizio. Parigi e Londra sono concordi nel sostenere che non vendere armi all’Esercito di liberazione siriano guidato dal Generale Idris significa essere corresponsabili del loro massacro di fronte al meglio armato esercito regolare.

La Germania di Angela Merkel ha espresso riserve su una frettolosa cancellazione dell’embargo per i rischi di scatenare una gara agli armamenti nel Paese. Infatti, se Francia ed Inghilterra iniziassero a vendere armi, non si vede per quale ragione anche Russia ed Iran non dovrebbero aumentare il loro sostegno a Damasco. Un’escalation del conflitto potrebbe portare Assad ad usare il proprio arsenale di armi chimiche, trascinando anche Washington dentro la crisi e facendo precipitare la situazione. Il ministro degli esteri Guido Westerwelle ha mostrato piu’ flessibilita’ della Cancelliera, ma le posizioni appaiono ancora distanti.

Il primo ministro austriaco Werner Faymann si e’ opposto alla cancellazione dell’embargo paventando il ritiro dei caschi blu austriaci sul Golan che sarebbero direttamente minacciati se l’Unione Europea venisse percepita da Assad come una potenza direttamente coinvolta nel conflitto.

La Baronesa Ashton ha invocato cautela nel prendere questa decisione viste le conseguenze che potrebbe avere. La corsa al riarmo pare un rischio tangibile. Inoltre, pare che una valutazione dei pro e dei contro di una cancellazione dell’embargo effettuata all’interno del Servizio di Azione Esterna non avrebbe evidenziato alcun vantaggio nella vendita di armi ai ribelli in Siria.

Olanda, Belgium e Lussemburgo hanno auspicato, per voce del primo ministro olandese Rutte, una decisione comune di Bruxelles dopo la minaccia di Cameron di fornire sostegno unilaterale alle forze anti-Assad in Siria.

Il prossimo Consiglio dei ministri degli esteri e’ in programma per il 22 marzo, ed un altro avverra’ nel mese di Aprile. L’embargo scade il 1 giugno e c’e’ bisogno di una decisione unanime per prorogarlo di un altro anno. La contrarieta’ di Francia e Regno Unito potrebbe impedirne il rinnovo e l’immagine dell’Unione Europea ne verrebbe seriamente danneggiata. Non ci sarebbe solo il danno di immagine, ma tutto il pacchetto di sanzioni verrebbe meno. Va ricordato che oltre all’embargo alle armi, l’Unione Europea ha vietato l’accesso al proprio territorio di molti esponenti siriani, il divieto di vendere prodotti (tra i quali beni di lusso e metalli preziosi) e la proibizione all’acquisto di petrolio dalla Siria per tutti gli stati membri.

L’affossamento di tutto il pacchetto avrebbe serie conseguenze sia sul conflitto, sia sui rapporti fra i paesi europei. Un accordo e’ auspicabile, ma appare difficile prevedere che l’Unione Europea decidera’ di sostenere attraverso la vendita di armi una fazione in un conflitto aperto e complesso come quello siriano. Qual e’ la posizione dell’Italia su questo tema?

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