Il numero chiuso non e’ una cattiva idea, ma c’e’ di peggio


Paradossalmente, la notizia peggiore di questa storia non e’ l’attacco al numero chiuso per l’accesso all’universita’. Non dovrebbe essere un tabu’, basta sapere che avere l’universita’ aperta a tutti riduce inevitabilmente la qualita’ per una serie di ragioni che ora non sto a scrivere. Comunque io prediligo una sistema di alta formazione piu’ snello e ristretto.

Tuttavia, la cosa peggiore e’ che l’attacco arrivi, ancora una volta, da sentenze di tribunali che, nonostante i tempi di attesa biblici che contraddistingono il sistema Italia, arrivano spesso prima del governo e delle decisioni politiche. Il Consiglio di Stato ha infatti detto che le prove di valutazione sono “una lotteria” dove non verrebbe selezionato il migliore. Cosi’ ora sara’ la Consulta a decidere se i test di ingresso alle universita’ sanno da fare. Siamo alla follia.

Certo uno puo’ svegliarsi male, avere la febbre, essere meteopatico e trovare una giornata uggiosa che ne compromette la performance migliore. Che strano, questo succede in ogni momento della vita, quando c’e’ una presentazione al lavoro, la scadenza delle tasse, le conclusioni di un processo, la redazione di un articolo, la chiusura di contratti, etc. La vita e’ fatta di momenti di questi tipo, non sarebbe meglio fare in modo che gli studenti (quindi i giovani) si abituino a prendere il ritmo, e che la politica facesse leggi chiare da non costringere la Consulta a sentenze che fanno da supplente ad un governo e Parlamento assenti?

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