Il piano Annan ultima spiaggia per la Siria?


La comunicazione del presidente siriano Bashar al-Assad al Parlamento ha certamente del vero. Difficile pensare come l’occidente non stia giocando un ruolo nella ribellione, dopo aver sostenuto la partenza dei dittatori in Tunisia, Egitto, Libia, Yemen ed ora criticando duramente l’operato di Damasco. Le richieste dei vertici ad Assad a lasciare sono un invito a nozze per i gruppi ribelli in Siria. Oltre a questo sostegno “morale” alla popolazione ed all’opposizione in Siria, e’ probabile che un sostegno materiale venga fornito anche attraverso l’addestramento ed il supporto logistico dei ribelli. Non e’ ufficiale, ma non ci sarebbe nulla di sorprendente se questa notizia venisse confermata. E troverebbe anche un largo consenso in Europa e Stati Uniti.

L’intervento militare e’ osteggiato pubblicamente da Russia e Cina, ma anche in occidente sono in molti a pensare che un altra operazione in stile Libia non sia possibile contro Damasco. D’altro canto, i quasi cento morti di ieri confermano che stare con le mani in mano non sia un’opzione ne politicamente vantaggiosa, ne eticamente accettabile. Nonostante tutto Assad sembra saldamente al comando e pare che Mosca e Teheran stiano attivamente sostenendo il regime attraverso vendita di armi utili a reprimere le proteste.

Presto l’ONU certificherà che i morti hanno superato quota 10000 e l’occidente appare inerme di fronte a questa situazione. Più i leaders occidentali criticano Assad, e più paradossalmente le loro posizioni si indeboliscono vista la loro impossibilita’ di far seguire azioni concrete alle loro critiche contro il regime. Il Re e’ nudo ed e’ probabile che alcuni abbiano cominciato ad immaginare un Siria governata da Assad anche in futuro.

Il piano dell’ex-segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan si inserisce in questo spazio e tenta di convincere Russia ed Iran a giocare un ruolo di mediatori in questa travagliata transizione. Il piano prevede la creazione di un gruppo di contatto formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza con Turchia, Iran ed un rappresentante della Lega Araba. L’obiettivo quello di accompagnare il paese a nuove elezioni, favorire la partenza di Assad verso la Russia e garantire a lui e la sua famiglia l’immunità.

Certo, non bisogna farsi alcuna illusione. Vista la condizione di stallo, non ci sono ragioni per le quali Assad dovrebbe accettare l’esilio. Al tempo stesso, non ci sono neppure molte ragioni per convincere Russia ed Iran a collaborare. La Russia rimane saldamente posizionata in medio-oriente grazie ad Assad, il quale potrebbe anche riuscire a garantire la stabilita’ del Paese, mentre Mosca non avrebbe molte garanzie sulla leadership del futuro. L’Iran potrebbe essere interessato ad una collaborazione con la Siria, a patto pero’ di avere concessioni sul programma nucleare. In questo caso, una collaborazione iraniana potrebbe essere una cattiva notizia per il futuro.

Le incognite sono molte, ma il piano Annan e’ l’unica carta che abbiamo da giocare, ed e’ forse l’ultimo tentativo pacifico di favorire una transizione nel paese. Dopo potremmo solo poter scegliere tra più morti, o più Assad.

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