Il rischio armi chimiche in Siria


I media sono come i bambini. Si innamorano delle cose all’istante, anche delle piu’ insignificanti, solo l’oggetto del momento sembra esistere. Poi l’oggetto del desiderio cambia, e presto si dimentica la vecchia passione. Il conflitto siriano ha subito lo stesso destino. Iniziato sulla coda della Primavera Araba, i nostri media non parlavano d’altro e Damasco sembrava diventata una provincia italiana. Improvvisamente il silenzio, assordante, ma la guerra prosegue e con essa il numero dei morti continua a crescere. La situazione e’ resa ancora piu’ tesa dai sospetti legati all’utilizzo di armi chimiche che potrebbe portare dritti ad un intervento militare.

Il conflitto sta assumendo dimensioni preccoupanti. L’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navi Pillay ha parlato di oltre 70.000 vittime, mentre l’Alto Commissario per i rifugiati António Guterres ha detto che gli scontri hanno provocato 3 milioni di internally displaced people ed un milione di rifugiati. La Siria ha 22 milioni di abitanti, quindi le cifre sono molto elevate. Purtroppo, di fronte a questi numeri la comunita’ internazionale non ha ancora trovato un accordo. Da una parte l’Occidente piu’ intervenzionista ed impegnato per il cambio di regime a Damasco, e dall’altra la Russia e la Cina tirano le fila di coloro i quali ritengono che il problema siriano sia una faccenda di carattere interno e quindi non meritevole di attenzione della comunita’ internazionale.

Ma il conflitto non si ferma. Il Consiglio nazionale siriano, guidato da Moaz al Khatib, e sostenuto dall’esercito siriano libero e’ attivo soprattutto nelle citta’ di Aleppo, Homs e Damasco, ma focolari di rivolta sono presenti anche nella parte orientale del Paese ai confini con l’Iraq nelle citta’ di Qamishli e Deir ez-Zor. La forza dei ribelli e’ ancora difficile da valutare fintanto che saranno impegnati in una campagna asimmetrica senza aver la responsabilita’ di governo, ma la recente elezione di Ghassan Hitto come a capo dell’esecutivo transitorio della Coalizione conferma che il conflitto si sta radicalizzando e la creazione di due istituzioni parallele ne rendera’ piu’ difficile la risoluzione.

Da Wikipedia

Le forze governative di Bashar al-Assad stanno combattendo apertamente i ribelli anche con l’utilizzo di tecniche particolarmente invasive come l’utilizzo di missili Scud all’interno di centri abitati, come denunciato dai ribelli ad Aleppo. Assad gode ancora della fiducia del suo circolo piu’ stretto di etnia alawita, nonostante alcune defezioni eccellenti abbiano contribuito ad incrinare la solidita’ del gruppo di potere. Soprattutto il regime gode del sostegno di Russia ed Iran che continuano a rifornire il regime con soldi ed armi, vanificando cosi’ le sanzioni imposte da Stati Uniti ed Unione Europea fino al punto che il dibattito in Europa e’ aperto all’opportunita’ di allentare l’embargo in vigore per sostenere le forze ribelli.

Gli sforzi della comunita’ internazionale prima con Kofi Annan ed ora con Lakhdar Brahimi, impegnato ad aprire un canale di dialogo fra i ribelli ed il regime, non hanno portato a risultati immediati ed ora si trova a gestire l’ultima patata bollente delle armi chimiche. Il tema e’ delicato perche’ Washington aveva promesso l’intervento militare se armi chimiche fossero state usate, ed ora ribelli e governo si accusano reciprocamente di averlo fatto in scontri avvenuti nella provincia di Aleppo.

Gli Ambasciatori presso le Nazioni Unite di Francia e Regno Unito hanno scritto a Ban Ki-moon di due attacchi, un a Khan Asal nei pressi di Aleppo, ed un secondo ad Ataybah vicino a Damasco, oltre a quello gia’ denunciato dello scorso dicembre ad Homs. A dimostrazione che la faccenda e’ delicata, gli Stati Uniti per bocca dell’ambasciatore statunitense in Siria Robert Ford, si sono affrettati a smentire di avere la conferma di tale utilizzo. Addirittura il presidente Obama e’ intervenuto ritenendo molto improbabile che i ribelli abbiano fatto ricorso ad armi chimiche.

L’ONU ha annunciato l’intenzione di lanciare un’indagine sugli eventi, ma il tema e’ delicato. Si stima che la Siria abbia uno degli arsenali di armi chimiche piu’ grandi del mondo, quindi non e’ impensabile che depositi siano accessibili sia alle forze governative, ma anche a quelle ribelli. In ogni caso, se l’indagine ONU confermasse queste voci, allora il conflitto raggiungerebbe un nuovo livello di guardia che potrebbe infiammare tutta la regione.

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