In memoria di Giulio Regeni


Ho avuto poco tempo in questi giorni, ma non posso non lasciare una traccia su questo blog in memoria di Giulio Regeni. Lo voglio fare non solo per le modalita’ violente con le quali la sua giovane vita e’ stata spezzata, ma anche perche’ Giulio Regeni e’ un esempio di cosa significhi fare ricerca nelle scienze sociali. Esatto, la ricerca che viene osannata quando si scopre la cura di una malattia oppure un’onda gravitazionale viene osservata, ma che facciamo fatica ad apprezzare quando si scopre la composizione dei gruppi ribelli in Siria, oppure si capiscono le motivazioni che spingono gli individui a sostenere i Talebani in Afganistan.

Questa ricerca e’ quella che ha condotto alla morte Giulio Regeni. Scoprire cose che nessuno conosce, mettere le mani dentro materie complesse ed oscure che da lontano non si possono comprendere. Lo studio e la comprensione di processi politici delicati e di transizioni instabili, ad esempio, porta a decisioni che determinano la vita e la morte di tanti. Queste decisioni non si possono prendere dal divano di casa oppure scorrendo la bacheca di Facebook. E’ facile parlare di Egitto, Siria ed Iran da casa, come parlare di calcio al bar dopo l’ultima giornata del campionato.

Purtroppo la realta’ e’ piu’ complessa e le decisioni si prendono su quello che si conosce e non su quello che si immagina. Le cose che accadono in Siria le sappiamo grazie al giornalismo investigativo, all’intelligence, ma anche grazie alle decine di ricercatori che rischiano la vita per conoscere e capire questi fenomeni certamente complessi e dannatamenti pericolosi.

La ricerca fatta in certe zone del mondo e’ difficile e pericolosa. Molti immaginano la vita degli accademici dai contorni fiabeschi: conferenze, viaggi, e pochi impegni. Infatti ci sono sempre quelli che, quando qualcosa di brutto accade, sentenziano “Se l’e’ cercata, chi gliel’ha fatto fare di andare laggiu’?”. Giudizi su questa linea dimostrano che, in realta’, la ricerca nelle scienze sociali non ha lo stesso riconoscimento di quella nelle scienze naturali, ma e’ ugualmente importante ed in molti casi piu’ rischiosa. Chi fa ricerca in certi Paesi sa di rischiare e continua, nonostante questo, a farlo.

Perche’ si fa’? Un po’ per curiosita’, un po’ per interesse, ed un po’ perche’ la ricerca si fa su cose che altri non conosco. A volte si puo’ fare da casa, ma spesso no. In fondo, si fa anche per gli altri, per la conoscenza, perche’ e’ giusto che certe cose si sappiano. La ricerca si fa a costo di grandi sacrifici personali. A volte questo significa andare in laboratorio la sera tardi, a volte questo significa stare lontano da casa in situazioni pericolose, fino a lasciarci la vita.

Come Giulio Regeni. Grazie.

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