La Corea del Nord al terzo test nucleare: quali sanzioni?


La Corea del Nord ha annunciato di aver effettuato il terzo test nucleare dopo quelli nel 2006 e nel 2009. Le tensione torna alle stelle e l’attenzione ora si sposta verso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che e’ stato convocato urgentemente per questa mattina. Quali sono i prossimi passi? Ci saranno nuove sanzioni? In realta’, a questo punto sono poche le opzioni in mano dell’ONU.

Lee Jin-Man/Associated Press

Le sanzioni esistenti sono state imposte nel 2006 con la risoluzione 1718 del 2006 e 1874
del 2009. Le misure in vigore sono un embargo alle armi, che include anche la proibizione di fornire assistenza tecnica o addestramento, un divieto di fornire tecnologia sensibile che puo’ essere utilizzata nel programma nucleare, un divieto di vendita di beni di lusso verso la Corea del Nord, un congelamento di beni ed un divieto di accesso agli stati membri dell’ONU per una serie di aziende ed individui che collaborano al programma nucleare. Queste sanzioni sono state in parte rafforzate dalla risoluzione 2087 del 2013 come risposta al tentativo di lanciare un satellite in orbita di Pyongyang che, secondo molti, celava le intenzioni del regime di sviluppare la capacita’ di lanciare missili di medio e lungo raggio.

Dopo il terzo test nucleare si torna a parlare di sanzioni e sono in molti a sperare che questo strumento possa portare la Corea del Nord ad abbandonare il programma nucleare, ma un buon bagno di realismo potrebbe aiutare a vedere la situazione con occhi diversi. Prima di tutto e’ utile dire che la Corea del Nord non ha praticamente scambi commerciali con il mondo, quindi e’ difficile immaginare come le sanzioni possano isolare il paese piu’ di quanto non si sia gia’ isolato da solo. Le sanzioni possono giocare un ruolo quando vi sono beni che, non prodotti nel Paese, non possono piu’ essere importati. In altre parole, l’estero non ha grande influenza sugli eventi di politica interna alla Corea del Nord.

L’unico bene di cui la Corea del Nord beneficia e che proviene dall’estero sono gli aiuti economici della comunita’ internazionale. Tuttavia, la negazione di tali aiuti non avrebbe conseguenze per il regime in quanto sarebbe la popolazione civile a sopportare il peso di tale gesto. Il Consiglio di Sicurezza potrebbe discutere questa opzione, ma non credo che esistano le condizioni politiche sufficienti a giustificare l’imposizione di ulteriori sofferenze alla popolazione.

Infine, l’altra condizione essenziale e’ il sostegno della comunita’ internazionale, che nel caso della Corea del Nord passa necessariamente da Pechino. La Cina e’ l’unico alleato di Pyongyang e non ci sono decisioni del Consiglio di Sicurezza che possono influenzare il programma nucleare o minare la stabilita’ del regime di Kim Jong-un senza il sostegno del gigante asiatico.

Il Consiglio di Sicurezza non ha molte opzioni a disposizione considerato il contesto. La prima opzione e’ quella di estendere la lista di entita’ ed individui sottoposti a sanzioni finanziarie e diplomatiche, magari attraverso il coinvolgimento di nuove categorie di individui come i famigliari dei diretti responsabili ed i loro sostenitori ed amici (tenendo sempre a mente che la Corea del Nord non e’ la Germania, quindi le persone non viaggiano un granche’). La versione piu’ massiccia delle sanzioni potrebbe essere, come scritto sopra, quella di sospendere gli aiuti umanitari a Pyongyang, ma non pare ci siano le condizioni. La terza opzione sarebbe quella di coinvolgere la Cina ad un monitoraggio piu’ attento del confine nordcoreano per assicurare almeno che le sanzioni in vigore vengano applicate con precisione. Questa e’ forse la strada piu’ probabile che pero’ non implica l’imposizione di nuove sanzioni e, come gia’ accaduto in passato, potrebbe necessitare di settimane, se non mesi, per vedere la luce.

Il programma nucleare della Corea del Nord e’ una minaccia alla pace ed alla stabilita’ internazionale, quindi l’utilizzo delle sanzioni e’ ampiamente giustificato. Tuttavia rimane difficile pensare come le sanzioni da sole, che pure rimangono essenziali in un approccio pragmatico al problema, possano rappresentare lo strumento decisivo per cambiare gli equilibri a Pyongyang e le mire nucleari del regime coreano.

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