Annullate le sanzioni alle banche iraniane Mellat e Saderat


AVVISO: POST TECNICO SULLE SANZIONI UE

L’Unione Europea continua a dare prove di ‘eccezionalita’ sul piano internazionale. Esistono pochi casi al mondo in cui le decisioni di politica estera possono essere giudicate valide o nulle dalla corte suprema come nel caso della Corte di Giustizia europea. Tra gennaio e febbraio, la Corte Generale dell’Unione Europea ha annullato le misure restrittive per le banche Mellat e Saderat per violazioni dei diritti basilari del giusto processo. Inoltre, la Corte ha anche puntato il dito all’omissione di controllo del Consiglio, principio che potrebbe avere consequenze rilevanti per le prossime decisioni in tema PESC.

Andiamo per ordine. Nell’ormai lontano 2003, la comunita’ internazionale viene a sapere che l’Iran ha intenzione di sviluppare un programma nucleare che gli darebbe la possibilita’ di dotarsi dell’arma nucleare. Nel 2005 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dichiara la volonta’ iraniana come una minaccia alla pace ed alla stabilita’ internazionali ed impone un primo round di sanzioni. Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sono vincolanti e gli stati sono costretti a recepire. Nel caso degli stati europei, le risoluzioni ONU devono essere ricevute dalle istituzioni europee.

Nel 2010 il Consiglio dei Ministri decide di inserire la banca Mellat nella lista dei soggetti a sanzioni finanziarie con la seguente motivazione:

«Banca iraniana di proprietà dello Stato, la Mellat agisce in modo da sostenere e favorire i programmi nucleare e balistico dell’Iran. Ha prestato servizi bancari ad entità riportate negli elenchi dell’ONU e dell’UE o ad entità che agiscono per loro conto o sotto la loro direzione ovvero ad entità da esse possedute o controllate. È la banca di controllo della First East Export Bank, che è indicata [nella risoluzione 1929 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite]».

Il piglio giudirico e’ quello della risoluzione 1929, ma la banca Mellat non appare nella lista degli attori individuati dal Consiglio di Sicurezza, quindi il Consiglio decide di interpretare in modo espansivo la risoluzione.

La banca iraniana fa ricorso presso la Corte di Giustizia per tre motivi.

Il primo motivo verte sulla violazione dell’obbligo di motivazione, dei diritti della difesa e del diritto a una tutela giurisdizionale effettiva. Il secondo motivo ha ad oggetto un errore manifesto di valutazione quanto all’adozione delle misure restrittive nei suoi confronti. Il terzo motivo riguarda la violazione del diritto di proprietà e del principio di proporzionalità.

Nella sentenza sono sette i motivi di decisione che hanno portato il Consiglio a congelare i beni e vietare le transazioni finanziarie con banca Mellat.

1. Banca Mellat e’ una banca di stato

2. BM ha un comportamento che sostiene e facilita il programma nucleare e quello riguardante i missili balistici dell’Iran

3. BM fornisce servizi bancari a entità inserite negli elenchi delle Nazioni Unite e dell’UE, a entità che agiscono per loro conto o sotto la loro direzione o ad entità da esse possedute o controllate

4. BM è la società madre della First East Export indicata nella risoluzione 1929 (2010) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

5. BM fornisce servizi bancari all’Organizzazione iraniana dell’energia atomica e alla Novin Energy Company, che sono oggetto di misure restrittive adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

6. BM gestisce i conti degli alti funzionari dell’Organizzazione delle industrie aerospaziali e di un responsabile degli acquisti iraniano

7. BM avrebbe agevolato la movimentazione di milioni di dollari per il programma nucleare iraniano almeno dal 2003.

Questi sette motivi hanno giustificato il congelamento dei beni ed il divieto ad operare nel mercato finanziario europeo per Banca Mellat.

Per quanto riguarda il primo motivo relativo all’obbligo di motivazione, la Corte ha accolto il ricorso, ma non solo per aver notificato in ritardo le motivazioni di questa decisione, ma per aver violato un principio fondamentale di verifica degli atti. La Corte porta critica durissima al funzionamento delle istituzioni europee che si basano sulla fiducia e la veridicita’ delle informazioni fornite dagli stati membri. In questo caso, il Consiglio ha ripetutamente scritto nei documenti ufficiali che la banca Mellat fosse una banca di stato, fatto smentito dalla Corte con una semplice verifica. Secondo la Corte, l’omesso controllo rende gli atti illegittimi. Inoltre, il Consiglio avrebbe violato l’obbligo di motivazione per i motivi secondo, terzo, sesto e settimo.

Anche il secondo motivo e’ accolto dalla Corte. In questo caso, le motivazioni indicate sopra al punto primo, quarto e quinto non giustificano l’imposizione di misure restrittive, visto che i punti due, tre, sei e sette citati sopra non possono essere sottoposti a verifica dalla Corte per la violazione dell’obbligo di motivazione. Gli altri tre motivi, primo, quarto e quinto sono invece verificati e, anche in questo caso, la Corte accoglie il ricorso di banca Mellat. Il primo motivo e’ errato, mentre il quarto ed il quinto sarebbero stati plausibili se il Consiglio avesse dimostrato il collegamento tra attivita’ a sostegno del programma nucleare iraniano e la banca Mellat. Visto che questo non e’ avvenuto, la Corte ha annullato le sanzioni contro banca Mellat ed imposto al Consiglio ed alla Commissione di sostenere le spese processuali.

Il caso della Banca Saderat ha simili motivazioni che, per brevita’, non riportero’ in questo post.

Questa decisione della Corte ha due importanti conseguenze.

La prima e’ quella di mettere in crisi il rapporto fiduciario tra stati membri ed instituzioni europee. Se e’ vero che gli atti approvati dal Consiglio sono sotto la propria responsabilita’, quindi sta al Consiglio verificare che le informazioni sono corrette, e’ anche vero che tali informazioni provengono necessariamente dagli stati membri in quanto l’UE non ha le risorse per verificare. E’ probabile che la Corte si riferisse al Consiglio come organo dei 27 stati membri, quindi il dito non sarebbe puntato al SEAE bensi’ ai governi nazionali, ma e’ importante rilevare la novita’ di questo appunto fatto dalla Corte. Il rapporto e’ fiduciario ed il principio di considerare gli atti illegittimi per mancata verifica potrebbe essere distruttivo nel diritto comunitario, soprattutto in tema di Politica Estera di Sicurezza Comune.

La seconda e’ quella di indebolire uno strumento politico trattandolo come strumento giudirico. Nei sistemi legali nazionali, una serie di diritti sono garantiti agli accusati perche’ le istituzioni nazionali hanno l’autorita’ e le risorse per effettuare investigazioni, reperire informazioni e raccogliere dati. Questa autorita’ e’ controbilanciata da sistemi giuridici che garantiscono le liberta’ degli individui. Tuttavia, questa non e’ la situazione a livello europeo. Il Consiglio non ha poteri investigativi oltre i propri confini ed in assenza di informazioni le valutazioni su chi colpire con misure restrittive sono obbligatoriamente politiche.

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