La Croazia nuovo membro dell’UE dal 1 luglio


Martedi la Commissione ha dato il via libera alla Croazia, cosi’ dal 1 luglio 2013 l’Unione Europea avra’ 28 stati membri. Zagabria entra nel momento forse piu’ difficile dell’UE, ma cio’ conferma che la forza attrattiva dell’Europa e dei valori europei e’ ancora forte. La Croazia e’ il secondo paese che si avvicina a Bruxelles dopo che la Lituania ha avviato i preparativi per entrare nell’euro dal 2015. Il trattato di adesione non e’ ancora stato ratificato da tutti i paesi, ma il processo non pare presentare particolari ostacoli.

Il trattato di adesione e’ stato firmato nel dicembre del 2011, otto anni dopo la richiesta fatta da Zagabria per diventare membro dell’Unione Europea. Lo screening e’ iniziato nel 2004 ed il processo di acquisizione dell’aquis communitaire, che rappresenta tutte le leggi comunitarie, e’ iniziato nel 2005 con i capitoli su scienza, educazione e cultura che sono stati immediatamente chiusi. Altri capitoli hanno richiesto maggiore tempo, come quelli di agricultura, servizi finanziari, politica monetaria e proprieta’ intellettuale.

La Croazia e’ un paese relativamente piccolo per l’UE. Con i suoi 4,5 milioni di abitanti, la Croazia rappresenta circa l’1% della popolazione continentale ed ha un Prodotto Interno Lordo (PIL) di circa 80 miliardi di dollari (PPP), circa 5/6 punti di PIL italiano.

Tuttavia, la Commissione ha espresso preoccupazione per quanto riguarda la corruzione e la lotta alla criminalita’ organizzata. Una serie di scandali hanno colpito la Croazia negli ultimi anni, dall’arresto dell’ex-primo ministro Ivo Sanader per una tangente di 5 milioni di euro pagata da un’azienda ungherese allo scandalo della banca NKBM accusata di elargire prestiti a banche offshore con troppa facilita’.

La stima del costo della corruzione fatta da Global Financial Integrity e’ di 11 miliardi di euro in 8 anni, mentre e’ ironico per il passaporto di chi scrive notare che, nonostante tutto, la Croazia occupa posizioni piu’ lunsighiere dell’Italia nella classifica di Transparency International (l’Italia e’ 72esima mentre la Croazia 62esima).

Per quanto riguarda la lotta alla criminalita’ organizzata ed il traffico di esseri umani, la Commissione ha puntato il dito alle procedure ancora farragginose per la confisca dei beni, ed ha chiesto maggiori sforzi per identificare le vittime del traffico ed identificare una chiaro quadro normativo atto a punire questi crimini.

L’allargamento alla Croazia in questa fase critica per la sopravvivenza dell’UE e’ certamente una buona notizia. Tuttavia, la storia insegna che alcuni allargamenti dettati piu’ da obiettivi politici che dall’effettivo stato del paese richiedente hanno prodotto problemi nel medio e lungo periodo. Fu cosi’ per la Grecia e Portogallo, accettati forse prematuramente per offrire un’ancora nella fase di transizione verso un regime piu’ democratico, e per la Romania e Bulgaria, entrate nel 2007 ma ancora in grande ritardo su alcuni temi e tenute fuori dall’area Schengen.

La credibilita’ delle istituzioni europee e’ stata messa a dura prova dalle gestioni schizofreniche delle crisi greca e cipriota, ma anche dalle scorribande dei paesi euroscettici come avvenuto nel caso del budget 2014-2020. Non vorrei che la Commissione abbia voluto rafforzare l’immagine  di una UE attrattiva e forzato la mano per autorizzare l’accesso della Croazia, sarebbe un errore profondo quando l’UE non si puo’ permettere di sbagliare piu’ niente.

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