La difesa del Giappone e gli equilibri regionali


Si sa che in tempo di crisi grandi cambiamenti sono possibili. La Reuters scrive che il Giappone sta pensando di rivedere la propria politica di difesa. Di certo non e’ la prima volta che nasce una discussione sul tema, ricordiamo la rissa parlamentare in occasione dell’invio di truppe in Iraq. Tuttavia la situazione dovrebbe essere attentamente monitorata.

Sostanzialmente, dal 1967 il Giappone ha sviluppato la propria politica di difesa solo in cooperazione con gli Stati Uniti, pertanto l’eventuale apertura verso la vendita di tecnologia militare ad altri paesi rappresenta un cambiamento di grande rilevanza per la storia recente del Giappone. Fra le implicazioni di tale decisione vi sarebbe anche la riconsiderazione dei criteri di applicazione degli embarghi alle armi imposti dalle Nazioni Unite, che fino ad oggi venivano attuati in modo molto restrittivo da Tokyo.

Gli equilibri regionali sono delicati e la decisione del Giappone potrebbe contribuire ad alterarli. Intanto, Tokyo non e’ il solo a seguire questa strada, c’e’ anche la Cina che sta continuando ad investire moltissimo nella difesa. Questi investimenti e la crescita del gigante asiatico creano preoccupazioni fra gli attori regionali, fra i quali il Giappone, ed e’ probabile che questa preoccupazione sia alla base della decisione di Tokyo di riconsiderare il tradizionale approccio verso l’esercito, le armi e l’uso della forza. Ma la corsa agli armamenti in Asia non è l’unico fattore a destare preoccupazione, non dimentichiamo che a complicare la situazione ci sono anche la disputa delle isole Senkaku/Diaoyutai, le difficili relazioni Cina/Taiwan e la situazione fra le due Coree.

Insomma, il mare che separa Cina e Giappone e’ una polveriera ed ogni decisione che altera gli equilibri potrebbe rappresentare occasione di scontro e rende il futuro piu’ incerto.

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