La rischiosa strategia del governo Monti


Il discorso programmatico sul quale il governo Monti ha incassato la fiducia ieri a Palazzo Madama é stato impeccabile. E non sarebbe potuto essere altrimenti. Purtroppo l’Italia non ha attuato riforme strutturali di rilievo dagli anni novanta, quindi le cose da fare sono chiare ed ovvie. All’ovvietá si é aggiunta la caratura, la competenza  e lo stile del neo-premier, cosí il parlamento avrebbe commesso un’eresia a non sostenere questo governo.

Tuttavia, Monti in Senato non doveva tanto scegliere il programma con il quale governare, ma la strategia politica per gestire una coalizione tanto variegata. Le opzioni principali erano due.

La prima era quella di elaborare un programma scarno, poche ma chiare prioritá sulle quali si sarebbe potuto raccogliere il consenso generale delle forze politiche e mandare un messaggio diretto all’opinione pubblica. Aumentando il gradimento popolare, il governo avrebbe avuto un maggiore potere negoziale verso i partiti in Parlamento, i quali avrebbero avuto il problema di spiegare agli elettori il perché della loro opposizione ad un governo ‘gradito’. Messaggi chiari verso i problemi che maggiormente affliggono gli italiani avrebbero potuto dare al governo quella legittimazione che non ha ottenuto dalle urne.

La seconda era quella di elaborare un piano complesso, ambizioso, ambiziosissimo visti i tempi e le condizioni della politica italiana, ma fatto con l’obiettivo di ottenere solo alcuni dei risultati prefissati. L’articolazione chiara delle cose da fare mette i partiti davanti ad una responsabilitá politica, hanno sostenuto un discorso programmatico che include un riordino del carico fiscale che sposti la tassazione dal lavoro alle rendite di posizione, ad esempio, e non potranno quindi sottrarsi al loro dovere nel momento in cui si troveranno a discutere il provvedimento.

Monti ha scelto chiaramente la seconda e temo che abbia deciso di intraprendere la strada piú pericolosa. Il governo Monti nasce con i proclami Berlusconiani da un lato, i quali minacciano le urne non appena i sondaggi gireranno in loro favore. Questo significa che il PdL pensa di fare un’opposizione ‘populista’, altrimenti non si spiega come potrá aumentare il proprio consenso elettorale di fronte al sostegno per le riforme promosse da Monti.

Anche dall’altro lato le campane suonano a morto, visti i toni con i quali si sta costruendo la resistenza ad alcune persone incluse nella compagine governativa e ad alcuni passaggi chiave, come quello della reintroduzione dell’ICI sulle prime case, che Monti ha esplicitamente definito “un’anomalia tutta Italiana”, o della parificazione dei diritti acquisiti nel mondo del lavoro.

Indicare un numero chiaro di prioritá non avrebbe impedito di fare comunque le riforme necessarie al paese ed ogni provvedimento si sarebbe potuto giustificare in questo senso. Il governo Monti ha optato per una scelta diversa, basata sulla responsabilizzazione della classe dirigente e del Parlamento.

Purtroppo il Parlamento non é cambiato nelle ultime due settimane. Gli effetti dell’ubriacatura emergenziale che ha portato Monti a Palazzo Chigi passeranno presto e tra non molto questo clima idilliaco, nel quale anche Cicchitto, Straquadanio ed altri cosiddetti ‘falchi’ sembrano essersi trasformati in ‘colombe’, finirá, ed allora il Parlamento tornerá ad essere quello che ha votato sostenendo che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak.

Monti ha scommesso sul senso di responsabilitá classe dirigente, speriamo che abbia ragione lui.

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