La vera sfida dall’Africa non e’ ancora arrivata


Esiste un sentimento diffuso secondo il quale l’immigrazione dall’Africa rappresenti un problema per il benessere degli italiani. Le accuse principali sono classiche legate al fenomeno immigrazione, ovvero che la causa della mancanza di lavoro sarebbero gli immigrati che, oltre a questo, sarebbero anche quelli che usufruiscono dei sistemi di welfare pur senza contribuirvi. Il paradosso e’ che l’Africa puo’ avere un’influenza maggiore sul nostro sistema proprio quando iniziera’ a crescere e pare che questo stia avvenendo.

Per chi non se ne fosse accorto l’Italia sta attraversando una fase economica molto difficile. Il declino dura da alcuni decenni ed e’ tutto il sistema a perdere competitivita’. Una delle manifestazioni piu’ chiare e’ il fenomeno della delocalizzazione, ovvero aziende che chiudono o riducono le loro attivita’ in Italia per spostare la produzione verso sistemi che permettono maggiori margini di profitto. Questo puo’ avvenire per le aziende in cerca di minori costi per la manodopera, come quelli che vanno in Cina, ma la delocalizzazione e’ un fenomeno molto piu’ ampio. Infatti aziende italiane delocalizzano in Austria, Germania, Olanda e Stati Uniti per ragioni che sono completamente slegate dal costo del lavoro, per esempio per ragioni fiscali o di ricerca ed innovazione.

Questi fenomeni di delocalizzazione aumentano un senso di insicurezza rispetto alla possibilita’ di trovare lavoro e spesso questa dimensione si intreccia con il fenomeno dell’immigrazione. Attratti da opportunita’ di lavoro disponinili in un paese manifatturiero come l’Italia, molti immigrati decidono di trasferirsi e, cosi’ facendo si attraggono le ire degli italiani ai quali, secondo molti, starebbero rubando posti di lavoro. Le statistiche mostrano che gli immigrati contribuiscono al pil in maggiore piu’ che proporzionale alla loro presenza, pertanto essi sono una ricchezza e non un ostacolo al nostro benessere, ma questo specifico punto sara’ il tema di un prossimo post.

Secondo questo scenario, l’Italia delocalizza posti di lavoro verso l’Asia e l’Europa, mentre in Italia arrivano immigrati dall’Africa per soddisfare le (poche) richeste di manodopera. In questo scenario gia’ precario la cosa peggiore che potrebbe accadere e’ che il settore manifatturiero si sviluppi anche in Africa, cosi’ le aziende italiane avranno un’alternativa ulteriore per investire e quell’immigrazione, di cui l’Italia ha tanto bisogno, si ridurrebbe avendo un effetto negativo sull’economia.

Secondo un articolo dell’Economist, sta avvenendo proprio questo. Nel pezzo “Manufacturing in Africa; An awakening giant” (“La manifattura in Africa: il risveglio del gigante”), il boom riguarderebbe sia l’industria internazionale che quella domestica. SRAM, H&M e General Electric stanno investendo molto in Etiopia e Sudafrica, ma in Zambia si vedono anche esempi di manifattura locale.

Gli effetti della crescita della manifattura in Africa potrebbero essere riequilibrati dai flussi che da alcuni anni sono stabili verso l’Asia, ma la prossimiita’ territoriale e la costante perdita di competitivita’ dell’Italia potrebbero giocare a nostro sfavore. A quelli che lamentano il pericolo dell’invasione dall’Africa faccio notare che la Cina ha avuto l’impatto maggiore sulla nostra economia quando ha iniziato a crescere ed essere competitiva. I problemi veri dall’Africa arriveranno quando anche quel continente iniziera’ a correre, e forse non siamo troppo lontani da quel giorno.