Il raid militare di Israele e l’inazione della comunita’ internazionale in Siria


La notizia dell’attacco israeliano contro un convoglio di armi in viaggio verso il Libano e’ il segnale che la crisi siriana rappresenta una grave minaccia alla stabilita’ internazionale. I primi a pagare le conseguenze sono gli stati confinanti come Turchia, che ha subito attacchi sul proprio territorio, ed Israele, preoccupato dal rischio che Hezbollah possa mettere le proprie mani sugli arsenali militari di Assad. Questo senso di insicurezza deriva dall’inazione della comunita’ internazionale, ma la Siria puo’ essere il detonatore di crisi che avrebbero conseguenze su scala globale e che non andrebbero sottovalutate.

Lo scorso 30 gennaio il bombardamento é avvenuto nella zona nord di Damasco, nell’area di Jamraya, contro un convoglio militare sospettato di portare un carico di armi per la contraerea in viaggio per il Libano. Il governo israeliano ha adottato la poltica del silenzio per evitare le consequenze legali da un eventuale conferma dell’accaduto, nonostante Siria ed Israele siano tecnicamente in guerra dal 1948.

Il senso di insicurezza ha colpito anche la Turchia quando lo scorso autunno un aereo del governo di Ankara e’ stato abbattuto dalla contraerea siriana e razzi sono caduti in territorio turco. La tensione scesa grazie alla decisione della Nato di installare missili Patriots lungo il confine tra la Turchia e la Siria offrendo garanzie alla sicurezza di Ankara.

Israele non gode di questi privilegi e ricorre a metodi rischiosi, e per alcuni in violazione del diritto internazionale, per preservare la propria sicurezza. La risoluzione della crisi siriana porterebbe benefici alla stabilita’ dell’area e la comunita’ internazionale avrebbe il dovere di affrontare una situazione che, con oltre 60000 morti, non dovrebbe essere piu’ tollerabile.

Tag:,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *