Le sanzioni UE, l’Ucraina ed il fattore Russia


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Le drammatiche immagini che arrivano da Kiev hanno scosso l’Unione Europea. I ministri degli esteri di Francia, Germania e Polonia si sono recati in Ucraina per parlare direttamente con il presidente Viktor Yanukovich, mentre sono in molti a richiedere a gran voce il ricorso a sanzioni per affrontare la crisi. Nonostante le proteste abbiano causato terribili sofferenze, la crisi e’ complessa e molto dipende dalle decisioni che verranno prese a Mosca, pertanto non e’ semplice capire quali sarebbero i benefici che deriverebbero dalla decisione del Consiglio dei Ministri europei di ricorrere a sanzioni. Al momento si parla di restrizioni all’accesso nell’Unione Europea ed il congelamento di beni posseduti all’interno del mercato unico.

Tuttavia, una volta deciso cosa imporre, rimane l’annosa questione di chi indicare nella ‘lista nera’. Un criterio generale é quello di colpire le persone che si sono rese responsabili delle violenze. Questo criterio puo’ riferirsi agli esecutori materiali delle violenze, quindi esponenti di polizia, delle forze militari, ma anche ufficiali locali come giudici e sindaci, fino agli esponenti delle opposizioni. Oppure, se il criterio intende includere le responsabilitá politiche, allora le restrizioni potrebbero estendersi fino ai vertici piu’ alti della catena di comando compreso il Presidente.

La crisi pero’ e’ caratterizzata da due elementi di complessita’. Il primo e’ legato alla natura della rivolta. Il New York Times riporta la denuncia di esponenti delle forze di polizia locale che lamenta l’uso di armi da fuoco da parte dei manifestanti. E’ evidente che se la polizia ha il dovere di utilizzare la forza con proporzionalita’ e moderazione, l’eventualita’ non remota che i protestanti avessero armi complica molto la situazione perché rende difficile l’individuazione delle responsabilitá. Non intendo giustificare la repressione, ma voglio sottolineare come le sanzioni attribuiscono torti e ragioni. Qualora le denunce della polizia fossero vere, imporre sanzioni contro di loro fornirebbe una legittimazione ai gruppi violenti che hanno contribuito a scatenare gli scontri e, indirettamente, causarne altri.

Il secondo elemento di criticita’ e’ il ruolo della Russia nella crisi. L’Ucraina e’ notoriamente un paese diviso in due, e la rinuncia all’ultimo minuto alla firma dell’accordo con l’UE da parte del presidente Yanukovich e’ un chiaro segnale dell’influenza esercitata da Mosca. Il ministro degli esteri Lavrov ha criticato la decisione di USA ed Unione Europea di ricorrere a sanzioni contro Kiev, ed ha sottolineato come alla Russia piaccia avere a che fare con un governo autorevole e che non venga trattato come uno “zerbino”. In altre parole, Mosca fa capire che il governo Ucraino puo’ gestire la crisi come ritiene opportuno in modo da preservare la propria autorita’. Dall’altro lato, l’UE sta cercando di avere maggiore influenza a Kiev, ma imporre le sanzioni potrebbe spingere ulteriormente verso Mosca la classe dirigente al potere in Ucraina.

Il ruolo delle sanzioni negli scontri appare limitato. Il congelamento dei beni e la restrizione all’accesso potrebbe avere un effetto in tempi normali, quando funzionari pubblici hanno la possibilita’ di scegliere fra pratiche piu’ o meno rispettose dei diritti umani, ma le strade di Kiev sono diventate un campo di battaglia. Un colonnello delle forze armate oppure un giudice hanno ben altro a cui pensare che preoccuparsi della possibilita’ di andare a Parigi o Berlino per fare shopping, quindi l’effetto immediato sarebbe nullo. Colpire la leadership politica avrebbe un effetto simbolico maggiore, ma effetti collaterali politici preoccupanti. Il gruppo dirigente, tradito dal mondo occidentale non in grado di capire le dinamiche interne al Paese, non avrebbe altra scelta che cercare il sostegno di Mosca dalla quale, come dimostrato gia’ lo scorso Novembre, potrebbe avere garanzie di rimanere al potere in cambio di un allontanamento dall’UE e dalla NATO.

Le sanzioni avrebbero il merito di mantenere i riflettori accessi sulla crisi senza causare effetti significativi sulla dinamica della crisi. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro venti ufficiali ucraini, senza pero’ rendere pubbliche le loro identita’ cercando, forse, di lasciare aperto il canale diplomatico con Mosca. L’Unione Europea potrebbe intraprendere la stessa strada mantenendo un basso profilo sul ruolo delle sanzioni e prendere l’iniziativa diplomatica di agire con la Russia per gestire la situazione. Le sanzioni sono uno strumento delicato che puo’ essere utilizzato per gestire la crisi Ucraina, ma se l’obiettivo e’ quello di fermare le violenze, le sanzioni dovrebbero essere solo una componente marginale di una strategia molto piu’ ampia che, tra le altre cose, non puo’ prescindere dal pieno coinvolgimento della Russia.

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