L’Europa e la decisione di aiutare i ribelli


L’Unione Europea (UE) ha deciso di sostenere il Consiglio Nazionale Siriano nel conflitto con il regime di Bashar al Assad. Dopo settimane di discussione durante le quali Francia e Regno Unito avevano espresso l’intenzione di sostenere i ribelli in Siria attraverso la vendita di armi che aveva trovato forti resistenze fra gli altri stati membri, l’accordo e’ arrivato, ma riguarda solo una parziale modifica dell’embargo al petrolio siriano imposto nel 2011.  Questa mossa e’ stata decisa alla luce del sostegno che le autorita’ nazionali di Damasco stanno ricevendo da Mosca e Pechino.

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L’Unione Europea ha imposto una serie di sanzioni al regime di Assad dal marzo 2011, ma dal 15 novembre 2011 e’ entrato in vigore anche una proibizione di acquisto di petrolio che ha provocato un duro colpo per le finanze del regime. Tuttavia, con il passare dei mesi e l’escalation del conflitto militare, anche l’embargo alle armi ha avuto un effetto importante e distorsivo sulla dinamica della crisi. Imponendo proibizioni generalizzate, Bruxelles aveva di fatto deciso di stare fuori dal conflitto, mentre gli aiuti ricevuti dalle forze lealiste del regime stavano penalizzando la rivolta che, almeno a parole, l’UE aveva sostenuto fin dall’inizio.

Non trovando un accordo sulla vendita delle armi ai ribelli, cosa non ufficialmente accettata neppure da Washington che infatti si limita ad un sostegno finanzario, l’Unione Europea ha deciso di rimuovere la proibizione all’acquisto di petrolio verso le zone controllate dai ribelli. Nello specifico, il Consiglio ha autorizzato la vendita di petrolio ed i nuovi investimenti condizionati all’approvazione della Coalizione nazionale siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione.

La decisione e’ stata definita simbolica del ministro degli esteri britannico Hague perche’ sara’ difficile ristabilire degli scambi commerciali nella situazione attuale, ma il segnale che viene inviato e’ quello di un sostegno alla ribellione. Inoltre, le raffinerie sono ancora saldamente nelle mani di Assad e bisognera’ vedere se le forze ribelli saranno in grado di sviluppare la capacita’ per gestire le risorse nelle loro mani.

L’UE ha giustificato questa mossa con la volonta’ di aiutare la popolazione civile attraverso la ricostituzione dei servizi essenziali di base, ma in realta’ la decisione si inserisce in un cambio piu’ ampio di strategia verso il conflitto. Cosi’ si leggono anche le decisioni dei singoli paesi membri, come il Regno Unito, di fornire le forze ribelli con equipaggiamenti difensivi, come giubbotti antiproiettili e mezzi di trasporto, che possono facilitare la campagna armata dell’opposizione in Siria.

Le resistenze di alcuni stati membri, come la Danimarcae la Germania, ad un sostegno piu’ importante alla ribellione derivano dal fatto che i gruppi di opposizione in Siria sono ormai molto variegati e si temono infiltrazioni di gruppi radicali che Bruxelles non vorrebbe sostenere, come il gruppo Islamico Jabhat al-Nusra. In altre parole, le armi indirizzate ai ribelli potrebbero finire nella mani di gruppi che le potrebbero usare contro i ribelli stessi, contro Israele o, in casi estremi, anche contro di noi oppure i nostri alleati.

La situazione in Siria e’ poco chiara ed i rapporti di forza fortemente ‘drogati’ dal ruolo che attori esterni stanno avendo attraverso il sostegno diretto ed indiretto dei gruppi in campo. Quello che sappiamo e’ che il conflitto ha causato oltre 70000 morti e piu’ di un milione di rifugiati. In Europa la discussione di allentare l’embargo alle armi e’ ancora in corso ed il tema sara’ ancora in agenda nel mese di Maggio, ma le notizie sull’eventuale uso di armi chimiche da parte del regime di Damasco potrebbero accorciare i tempi di questa decisione.

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