L’Italia assente nel dibattito sulle sanzioni?


Chi legge questo blog sa cosa penso dell’importanza della politica estera nel dibattito pubblico italiano. La normalita’ e’ non parlarne, quindi non ho alcuna aspettativa di assistere ad un dibattito in tempi di complessa transizione democratica. Tuttavia, questi sono giorni caldi in Europa perche’ si stanno discutendo quattro sanzioni che, volente o nolente, dovremmo implementare anche noi.

Il primo regime in discussione e’ quello sull’Iran. In questi giorni ci sono state polemiche del tesoro americano secondo il quale la Banca Centrale Europea non farebbe abbastanza per monitorare le transazioni finanziarie tra operatori europei ed esteri che permetterebbero scambi sottoposti a sanzioni. Oltre a questa polemica, la riapertura del negoziato tra la comunita’ internazionale e l’Iran di questi giorni in Kazakistan potrebbe portare ad una revisione delle sanzioni in vigore. Visto che l’Italia era uno dei principali partner commerciali dell’Iran, da questa decisione potrebbero esserci anche ricadute dirette ed immediate sul nostro Paese.

Il secondo regime e’ quello dello Zimbabwe. Il governo di transizione nazionale e’ finalmente riuscito a creare le condizioni per la preparazione di una nuova carta costituzionale che sara’ sottoposta a referendum confermativo a marzo. Se il processo elettorale si svolgera’ senza intoppi, l’Unione Europea ha promesso di togliere molte delle sanzioni rimaste sul Paese con particolare riguardo al settore dei diamanti. Dopo le elezioni del 2008 l’Italia ha aumentato enormemente le importazioni di ferro dallo Zimbabwe.

Il terzo ed il quarto dibattito sono in realta’ su sanzioni in discussione. Il primo e’ legato al caso Magnitsky, un commercialista russo che ha perso la vita in circostanze sospette dopo aver denunciato un meccanismo di corruzione utilizzato da esponenti del governo per stornare grande somme dalle casse dello stato. Il Parlamento europeo vorrebbe imporre sanzioni contro gli individui ritenuti responsabili di ostacolare le indagini, ma il Consiglio non ha una posizione unanime sul tema. Il secondo dibattito riguarda la possibilita’ di imporre sanzioni contro i “coloni” israeliani che vivono in Cisgiordania. Secondo diplomatici europei, la politica israeliana mina il processo di pace perche’ renderebbe impraticabile la strada che porterebbe Gerusalemme ad essere la capitale dei due stati israeliano e palestinese.

L’Italia ha molto da perdere e da guadagnare dall’evolversi di queste crisi e, visto che abbiamo un ministero degli esteri, non sarebbe male usarlo ogni tanto per far valere sia il punto di vista, sia gli interessi dell’Italia. Se abbiamo deciso di non avere una politica estera, cosa ce ne facciamo di un ministro degli esteri?

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