L’Italia ed il Mali: perché andremo e chi ha deciso


La situazione in Mali non si é imposta come tema di discussione nella campagna elettorale. In ordine sparso sono state dette cose poco precise sul ruolo dell’Italia nel conflitto, come ad esempio che avremmo dichiarato guerra al Mali, che saremmo a rischio di ritorsioni terroristiche di matrice islamica, oppure che il Parlamento non e’ stato interpellato. Ristabiliamo tre verita’: l’Italia non ha dichiarato guerra ai “Tuareg islamici”, non ha dato sostegno logistico alle operazioni militari francesi, e gli italiani che andranno in Mali lo faranno sotto l’egida dell’Unione Europea  e delle Nazioni Unite, quindi il pieno sostegno del Parlamento.

Nicolas Vissac/AFP/Getty Images

Noi non abbiamo dichiarato guerra al Mali. Nel gennaio 2012 il Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad (MNLA), la regione nord del Mali, ha lanciato la sua campagna per l’indipendenza dal governo centrale. A marzo 2012, un colpo di stato ha deposto il presidente Toure e ad aprile il MNLA ha concluso l’offensiva con la conquista di Gao, Timbuktu e Kidal dichiarando l’indipendenza dell’Azawad. La dichiarazione d’indipendenza non ha portato alla pace nel nord, bensí ha acuito frizioni esistenti fra gruppi Tuareg, sostanzialmente il MNLA, e gruppi islamici non Tuareg. Questi scontri hanno indebolito il MNLA, il quale ha abbandonato l’obiettivo indipendentista e si é riallineato con le forze del governo nazionale contro il Movimento per l’Unitá e la Jihad in Africa Occidentale (MAJAO) e Al-Qaida in nel Maghreb Islamico (AQMI), entrambi considerati gruppi islamici radicali. Il conflitto ha prodotto 400.000 rifugiati ed un numero non precisato di morti.

Nel dicembre 2012 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 2085 che conferma la missione ECOWAS approvata con precedenti risoluzioni e chiede agli stati di operarsi per ristabilire l’autoritá delle istituzioni nazionali maliane. La missione ONU avrebbe dovuto essere lanciata nei prossimi mesi, ma la situazione é precipitata in gennaio e gli scontri hanno minacciato direttamente Bamako, per questo la Francia, l’unico stato con le basi nel Paese e la capacitá di intervenire rapidamente, ha deciso di ricorrere alla forza per impedire che il Mali cadesse nel caos. Le operazioni militari sono iniziate l’11 gennaio 2013 e si sono concluse con la riconquista delle tre cittá maggiori il primo febbraio, anche se l’impegno internazionale continuerá ancora a lungo. La Francia ha agito a protezione del governo del Mali, con il sostegno dei Tuareg e contro le forze islamiche radicali del MAJAO e di AQIM. L’Italia non ha dichiarato guerra a nessuno, e soprattutto ai Tuareg.

La seconda veritá é che non abbiamo dato supporto logistico alla Francia nelle operazioni militari. Nonostante il ministro Terzi ed il ministro De Paola avessero espresso parere favorevole a questo impiego, il governo ha riconosciuto che non vi fossero le condizioni in Parlamento per decidere tale sostegno alle operazioni militari francesi, al contrario di quanto fatto, ad esempio, dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.

Infine, é vero che gli italiani si stanno preparando per andare in Mali, ma non per fare la guerra. Considerata la precaria situazione del Paese, l’Unione Europea ha deciso il 17 gennaio di lanciare EUTM Mali, una missione utile per addestrare le forze di sicurezza del governo nazionale. La missione durerá 15 mesi e sará guidata dal generale francese Francois Lecointre per un dispiegamento di 200 istruttori. La presenza dell’Italia in Mali é giustificata dalla risoluzione 2085 dell’ONU, per la quale sará offerto supporto logistico con due aerei da trasporto C-130 ed un aereo 767 per il rifornimento in volo, e dalla missione di addestramento UE, per la quale l’Italia ha autorizzato l’invio di 15/24 istruttori. Quindi l’Italia sará in Mali come chiesto dal governo di Bamako, come deciso in Europa ed alle Nazioni Unite.

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