L’Italia, la NATO e l’Afghanistan: quando se ne parla?


Siamo un Paese che vive in emergenza. Ci svegliamo sempre tardi: gli F35, l’intervento in Mali, l’intervento in Libia, etc. Il problema e’ che di cose serie non si parla mai, e quando poi scoppiano le crisi dobbiamo inventarci qualcosa, di solito non decidiamo, e dopo aver navigato un po’ a vista ci troviamo i soliti filibustieri del Belpaese che ci raccontano come si sarebbero dovute fare le cose. Lo scenario si sta per ripetere in Afghanistan.

Guardare la televisione italiana e’ surreale. Pare di essere in un mondo parallelo nel quale il mondo finisce a Tarvisio. I partiti politici ed i giornalisti fanno finta di dimenticare che l’Italia e’ il QUARTO stato per numero di truppe in Afghanistan, ignorano che da mesi esiste una discussione fortissima sul ruolo che le truppe NATO dovranno svolgere dopo il 2014 in Afghanistan, anno in cui la missione ISAF esaurira’ il suo mandato, ed e’ incredibile come l’Italia non abbia un dibattito pubblico su questo tema.

E’ vero, non c’e’ stato un confronto all’americana fra i candidati, ma possibile che nell’occupazione televisiva dei cinque candidati premier (Grillo in contumacia), NESSUN giornalista abbia pensato di fare questa domanda: cosa pensa lei della presenza italiana in Afghanistan? Quanti uomini pensa che dovrebbero rimanere? A fare cosa? Niente. Un silenzio assordante.

E gia’ mi immagino i cialtroni di turno andare in piazza alla prima campagna elettorale ed immolarsi in Parlamento per impedire il rinnovo del finanziamento alle missioni militari, dando un’immagine del solito Paese inaffidabile e umiliando la dignita’ dei nostri soldati che rischiano la vita vestendo l’uniforme dell’Italia.

Questo e’ un fallimento di sistema, giornalisti, societa’ civile e politici, nessuno escluso.

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