Monti tra sogno e realta’


L’entusiasmo legato a Mario Monti prossimo primo ministro mi ricorda molto il giubilo con il quale il presidente Obama fu ricevuto alla Casa Bianca. La presidenza Bush era finalmente chiusa, la liberazione compiuta, il momento della risalita e della rinascita alle porte. Tuttavia, le molte speranze che accompagnarono l’elezione di Obama si sono presto trasformate in cocenti delusioni. Molti dei sogni americani legati alla elezione del primo presidente afro-americano sono rimasti tali dopo tre anni di mandato.

Il rischio che l’operato di Monti possa essere investito di aspettative oltre la realtá é probabile. Tutti si aspettano qualcosa dal prossimo governo: la patrimoniale, la riforma delle pensioni, le liberalizzazioni, la riforma fiscale. Al prossimo governo, tecnico, istituzionale o politico che sia, saranno richiesti gli straordinari per soddisfare le aspettative di coloro che vedono la caduta del Governo Berlusconi come un nuovo rinascimento del Belpaese.

Credo che la realtá sará molto meno rosea di quanto si pensa. Scrivo questo per tre ragioni.

La prima é che il Parlamento non é cambiato. Oltre alla scarsa rappresentanza dovuta ad una legge elettorale delegittimata, nel Parlamento sono rappresentati anche tutti quegli interessi corporativi (avvocati, notai, professioni, etc) che lottano duramente contro ogni modernizzazione del sistema. Perché dovrebbero votare contro i loro privilegi?

La seconda é che il sistema istituzionale e le nostre procedure bizantine non permettono una rapida approvazione ed implementazione delle leggi. Non ci sono i tempi per tutte le riforme di cui ha bisogno l’Italia. Monti dovrá indicare le prioritá e non tutto potrá essere fatto.

Infine, la percezione dell’operato del governo sará fondamentale per portare a termine le riforme, non la loro efficacia. Nell’immediato, un esecutivo guidato da una persona rispettata in Europa e nel mondo potrebbe portare credibilitá al sistema e raffreddare i mercati, ma gli effetti delle riforme si inizieranno a sentire ben oltre i 18 mesi rimasti prima della scadenza naturale della legislatura. In altri termini, la valutazione delle decisioni del governo non sará fatta sull’impatto che le decisioni del governo avranno sulla nostra vita di tutti i giorni. Al contrario, la valutazione si baserá sulla percezione che l’opinione pubblica, filtrata dalla valutazione che ne daranno le forze politiche che hanno portato il paese sul baratro, si formerá in questo percorso.

Maro Monti avrá un grande compito davanti a se’, ma il primo scoglio sará quello di mitigare le aspettative senza minare l’entusiasmo che si respira attorno a questa possibile investitura. Da un lato, questo entusiasmo é un asset per Monti. Riformare l’Italia é compito arduo per una maggioranza politica uscita dalle urne, e lo é ancora di piú per un governo che non gode di una legittimazione popolare. Questo handicap potrebbe essere colmato da una larga maggioranza parlamentare e da una generale gradimento degli italiani. D’altro canto, il distacco tra politica e cittadini é alimentato in parte da promesse non mantenute e da aspettative andate deluse dei precendeti governi. Il sistema Italia non si puó permettere un’altra illusione. Muoversi tra sogno e realtá sará la grande sfida di Monti nei prossimi 18 mesi.

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