Perche’ il PD e’ il PD


Perche’ il Partito Democratico (PD) si comporta in un modo che rimane difficile da decifrare a molti? La spiegazione che Davide Maneschi ed io ci siamo dati e’ quella che abbiamo scritto su Euobserver qualche tempo fa. E’ in inglese, quindi riporto in breve la tesi.

Il concetto di fondo e’ che il PD sia, in realta’, una riproduzione di un micro-sistema all’interno del quale si racchiudono le piu’ diverse posizioni politiche. Il catalizzatore e’ stato, ovviamente, Silvio Berlusconi il quale ha costretto nello stesso partito persone diversissime che avevano in comune solo una concezione diversa della politica di quella espressa dal centro-destra berlusconiano.

Questo spiega perche’ all’interno del PD si trova di tutto: ex-comunisti e non, ex-socialisti e non, liberali, cattolici e socialdemocratici. Su certi temi il PD e’ piu’ a destra della destra (pur disprezzandone l’elettorato), e sul altri piu’ a sinistra della sinistra. Sempre in ordine sparso, ovviamente.

All’interno del PD sono presenti forzi rappresentative di un intero arco politico al quale si e’ aggiunto anche il conflitto generazionale che stiamo vivendo in questi anni ben rappresentato dalla rottamazione renziana. Tutti questi gruppi interni hanno come obiettivo principale quello di guidare il PD, mentre guidare l’Italia rimane sullo sfondo. I recenti fallimenti sulle candidature di Marini e Prodi dimostrano come molti dirigenti ed esponenti PD siano disposti a tutto pur di raggiungere il loro obiettivo primario.

Per molti dirigenti PD non esiste un mondo fuori dal PD. Poco importa se l’Italia brucia, se Grillo racconta una realta’ tutta sua, e se facciamo fatica ad andare oltre la Seconda Repubblica. Perche’ il PD e’ il PD.

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