Perche’ lavoce.info sbaglia sulle spese militari


Leggo sempre con molto interesse il lavoro di lavoce.info e trovo spesso utili le analisi che vengono fatte. Pero’ l’articolo uscito lo scorso 8 maggio a firma di Vincenzo Scrutinio presenta una visione parziale di un problema molto serio. La mia critica e’ sul taglio ideologico dell’articolo che utilizza i numeri per sostenere come le spese militari in Italia siano troppo alte. Al contrario, i dati dell’articolo avrebbero dovuto portare l’autore a dire che le spese militari non sono il problema della spesa italiana, che ha ben altre priorita’. E spiego perche’.

Vincenzo Scrutinio sostiene che le spese militari italiane siano in calo dal picco avuto nel 2008. La riduzione della spesa complessiva, calcolata utilizzando i dati SIPRI, era gia’ in corso prima del 2008, ma la crisi finanziaria ha accentuato questa diminuzione. Scrutinio non rileva un’anomalia italiana per quanto riguarda il livello della spesa militare se comparata agli altri stati dell’UE, bensi rileva un’anomalia comparando la spesa militare ad altri capitoli della spesa pubblica sostenendo che ‘la spesa militare è infatti pari alla spesa per politiche del lavoro  solo marginalmente inferiore alla spesa per politiche sociali’. Con il grafico che riporto qua sotto, Scrutinio conclude dicendo che visto che e’ di fondamentale importanza reperire risorse per sostenere politiche a “protezione degli elementi più deboli della società”, allora “la necessità di trovare risorse in tempi rapidi potrebbero portare a riflettere su un possibile spostamento di risorse a favore di altre voci di spesa”. In sostanza, secondo Scrutinio si dovrebbero spostare risorse dalla difesa alle altre voci di bilancio a protezione delle fasce piu’ deboli.

Da lavoce.info http://www.lavoce.info/quanto-e-la-spesa-militare-italiana/

Purtroppo Scrutinio ha usato i dati in modo ideologico. L’anomalia che avrebbe dovuto rilevare con una valutazione piu’ distaccata e’ che l’Italia spende meno di tutti gli altri paesi che ha comparato nell’aggregato dei quattro capitoli di spesa (istruzione, spesa militare, politiche del lavoro e protezione sociale). Approssimando dal grafico, l’aggregato di spesa e’:

– Francia 17.2%
– Paesi Bassi 15.4%
– Germania e Spagna 14.4%
– Regno Unito 13.4%
– Portogallo 13%
– Grecia 12.4%
– Italia 10.3%

L’anomalia e’ che l’Italia spende quasi la meta’ della Francia per questi quattro capitoli di spesa, quindi il problema non e’ quello di redistribuire le risorse all’interno di queste quattro voci, ma chiedere conto di come vengono spesi i soldi del bilancio pubblico e capire quali sono i capitoli di spesa fuori dalla media europea per, eventualmente, chiedere una redistribuzione fra quelle.

Non c’e’ nulla di sbagliato nel sostenere il taglio delle spese militari, ma trovo poco serio nascondere un giudizio di valore dietro l’utilizzo strumentale di numeri piegati alle proprie convinzioni ideologiche.

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