Perche’ un Mali instabile e’ una minaccia per l’Europa


Il viaggio del presidente Hollande a Timbuktu della settimana scorsa aveva fatto sperare in un rapido avvicendamento fra le forze francesi e quelle autorizzate dall’Unione Africana. Purtroppo le aspettative sono risultate troppo ottimistiche e la sparatoria di ieri a Gao e’ un segnale dell’instabilita’ che affligge ancora oggi il Paese, ma potrebbe anche nascondere una verita’ piu’ preoccupante.

REUTERS/Francois Rihouay

La rapida ed indolore campagna militare francese aveva destato qualche sospetto. Un solo soldato era caduto nella riconquista del nord del Paese ed il lavoro era sembrato fin troppo facile sin dall’inizio. Questa semplicita’ potrebbe essere stata dovuta ad una precisa strategia delle forze del nord che avrebbero deciso di evitare lo scontro frontale con le forze militari francesi per sfruttare il loro vantaggio territoriale. Non dobbiamo dimenticare che il Mali e’ circa il doppio della Francia  (1,2 milioni di metri quadrati contro circa 650 mila del Paese europeo) e le forze francesi sono di soli 3500 uomini. Per avere un paragone, l’Afghanistan, la cui dimensione e’ simile a quella della Francia, ha ospistato piu’ di 100.000 unita’ militari sostenute da altrettanto personale civilie, e nonstante questo, ampi territori del Paese non sono mai stati raggiunti dalle forze Nato.

Il Mali potrebbe quindi entrare in una fase di difficile governabilita’ dovuta alla campagna asimmetrica che potrebbe essere lanciata dal Movimento per l’Unitá e la Jihad in Africa Occidentale (MAJAO) e Al-Qaida in nel Maghreb Islamico (AQMI) dalle loro basi nel deserto. Tale scenario dovrebbe preoccupare l’Unione Europea non solo perche’ la stabilita’ del Mali e’ minacciata dalle scorribande delle forze ribelli, ma anche perche’ l’instabilita’ potrebbe avere conseguenze anche sulla tenuta dei Paesi confinanti.

La sponda sud del Mediterraneo e’ in grande fermento. La Tunisia, la Libia e l’Egitto stanno avendo forti turbolenze sulla strada del consolidamento democratico avviato con le rivolte della primavera araba e queste tensioni pongono gia’ piu’ di un problema alla sicurezza europea. Pero’ la minaccia piu’ grande potrebbe venire dalla possibilita’ per gruppi terroristici di sfruttare le deboli istituzioni statali del Mali per lanciare attacchi diretti in territorio europeo, oppure per ispirare le frange piu’ radicali dei movimenti islamici in Europa ad intepretare l’intervento in Mali come una guerra contro l’Islam. L’attacco di questa estate a Sofia, per il quale si teme la mano di Hezbollah, e’ un campanello d’allarme importante che l’Unione Europea non dovrebbe sottovalutare.

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