Primo commento al budget UE: opportunita’ sprecata?


Si dice sempre che le grandi crisi creano grandi opportunita’. Le guerre mondiali portarono alla creazione delle Nazioni Unite e la crisi del ’29 negli Stati Uniti porto’ al New Deal ed alla creazione dello stato sociale. Se questo e’ vero, allora forse la crisi dell’euro non ha ancora prodotto i suoi frutti. Il budget 2014-2020 per la prima volta riduce i fondi dell’Unione Europea e probabilmente congela il processo di integrazione di qualche anno.

Xinhua/Landov/Barcroft Media

In tempi di stretta fiscale, quando gli stati hanno problemi a reperire risorse per mantenere i servizi ai quali hanno abituato i loro cittadini, la vera sfida sarebbe quella di sfruttare le economie di scala che il mercato unico offre in modo da evitare la moltiplicazione dei centri di spesa ed aumentare i costi gestionali. Pensate solo alla difesa, dove esistono 27 eserciti fotocopia con costi altissimi, l’UE e’ seconda solo agli Stati Uniti per spese militari, ma con quasi nessuna capacita’ operativa al di fuori dei propri confini. La stessa cosa si potrebbe dire per l’energia, i trasporti, la ricerca e l’innovazione.

Al contrario assistiamo ad un costante trasferimento di competenze verso Bruxelles al quale non corrisponde un trasferimento di risorse adeguato. In questo modo i governi nazionali possono sostenere di aver portato a casa risorse, mantenendo pero’ la possibilita’ di scaricare sulle istituzioni europee le piu’ svariate colpe, dalla mancanza di crescita alla gestione economica del continente. Questa strada offre vantaggi elettorali di breve termine, ma il vero problema e’ il rapporto di legittimazione ed identita’ fra i cittadini e le istituzioni europee. Il sentimento euroscettico non potra’ far altro che crescere se continueremo a sostenere che i mali europei sono colpa dell’Europa senza mettere a disposizione gli strumenti necessari per affrontare i problemi comuni.

In questo quadro il budget comunitario scende da 975 miliardi del periodo 2007-2013 a 960 miliardi del periodo 2014-2020, circa 1% del pil dell’UE. Questo taglio tocca molte voci che, purtroppo, confermano il corto circuito in atto a Bruxelles, come le infrastrutture (da 41 a 29 miliardi rispetto alla proposta Van Rompuy), la politica estera (da 60 a 58 miliardi), competitivita’ e crescita (da 152 a 125 miliardi) ed energia (da 7 a 5 miliardi). Il furore ideologico di alcuni stati membri, tra i quali spicca il Regno Unito, si vede anche nella riduzione del capitolo su sicurezza e cittadinanza, che e’ cruciale per facilitare la mobilita’ delle persone tra i Paesi UE, e nella sottoscrizione dell’impegno a ridurre i dipendenti UE del 5% (cosa davvero curiosa visto che la Commissione ha 33000 dipendenti, ma il comune di Roma 62.000 ed in tutta Italia i dipendenti comunali sono poco meno di 500.000). Non solo solo cattive notizie, maggiori fondi sono andati al fondo di Coesione che sale di 4 miliardi rispetto alla proposta di Van Rompuy di Novembre e tocca i 324 miliardi.

I leader dei governi degli stati membri dell’Unione Europea stanno giocando una partita molto pericolosa che rischia di incrinare il legame di fiducia costruito con pazienza dal 1957 con la firma del Trattato di Roma. La stragrande maggioranza delle decisioni vengono gia’ oggi prese a Bruxelles ed il periodo di crisi che stiamo attraversando sarebbe stata una buona occasione per dare la possibilita’ all’Unione Europea di diventare la soluzione, e non la causa del problema. Purtroppo e’ stata sprecata.

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