Quando l’estero, per gli altri, e’ un’opportunita’


Ho scritto pochi giorni fa sul fatto che l’Italia non sia in grado di attrarre talenti, come invece ha dimostrato di saper fare il Brasile. A pochi giorni da quel rilievo il Corriere pubblica un pezzo molto interessante sulla stessa falsariga. Questa volta e’ la Malesia che riesce ad attirare i giovani informatici italiani e farli lavorare per le loro aziende.

Salari piu’ alti, opportunita’ di crescita, facilita’ di fare impresa: la ricetta e’ semplice ed il gioco e’ fatto. Badate bene che questo e’ un patrimonio fondamentale per le economie moderne e che, soprattutto, abbiamo pagato con le nostre tasche. Non solo l’Italia non attrae talenti, quindi non utilizza i sistemi educativi di altri paesi per favorire la crescita economica, ma perde i ragazzi che hanno studiato da noi, utilizzato le strutture pubbliche pagate con i soldi di tutti gli italiani (o chi risiede nel Belpaese), e poi fanno a sfruttare le proprie conoscenze altrove. Li facciamo studiare, e poi li mandiamo negli altri paesi a lavorare: pazzesco.

L’estero in Italia viene visto con timore e superiorita’ reverenziale. Difficile trovare un italiano che non sia in grado di spiegare come in Italia si sta bene, come i cinesi siano cosi’, i giapponesi siano cosa’, i tedeschi in un modo e gli americani in un altro. Siamo bravissimi a demonizzare tutti, magari senza conoscere nulla di quei paesi e di quegli abitanti. Invece dovremmo aprirci, creare un paese attrattivo per giovani stranieri di talento, fare in modo che quelli che studiano in Italia abbiano poi la possibilita’ di rimanerci, di lavorare, di fare quello che ha reso grande l’Italia negli anni sessanta e settanta. Il prossimo governo deve prima di ogni cosa sburocratizzare l’accesso al mondo del lavoro, rendere facile, anzi no, facilissimo aprire un’azienda. Vedrete che gli italiani rimarranno, e gli stranieri arriveranno. Le rendite non si tassano, si battono con la concorrenza e l’apertura.

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