Renzi e la politica estera che non c’é


La premessa. L’arte di governare non si misura solo nelle faccende domestiche. Gli stati nazionali sono nati per soddisfare l’esigenza di garantire la sicurezza all’interno dei propri confini e di proteggere dalle minacce provenienti dall’esterno. In altre parole, le funzioni principali di uno stato riguardano la politica interna e la politica estera, egualmente importanti per il succeso di chi governa. Questo era vero sei secoli fa, ed e’ ancora piu’ vero oggi visto il crescente livello di interdipendenza generato dal fenomeno della globalizzazione.

L’Italia sta per avere un nuovo governo, ma mentre il dibattito e’ ricco di proposte in politica interna, la politica estera e’ rimasta sullo sfondo del dibattito pubblico ed e’ lecito domandarsi cosa dovremmo aspettarci dall’esecutivo. Purtroppo possiamo valutare poco visto che in base al programma delle primarie ed alle dichiarazioni pubbliche, questa fra le poche, Matteo Renzi non ha praticamente parlato di politica estera, limitando la discussione al ruolo dell’Italia in Europa.

La mozione delle primarie tratta questo punto e mi trovo d’accordo in parte con lo spirito che motiva queste linee programmatiche. Si parla di Italia come attore centrale per il processo di integrazione, un’integrazione vera e funzionante che non si limiti alla tecnocrazia di Bruxelles con regole come quelle del 3% sul deficit/PIL. Questi aspetti sono, secondo Renzi, lontani dai cittadini e questo approccio “non risolve i problemi di crescita”. Renzi non vuole un’Europa che si occupi solo di controllare i conti pubblici, ma immagina “un’Europa che gradualmente proceda verso l’unificazione federale”.  Esistono dei fattori di criticità, ad esempio relegare la tecnocrazia a dimensione marginale del dibattito come se non si trattasse di decisioni politiche oppure dimenticare che l’Italia in Europa ha preso gia’ impegni importanti che, con deprimente regolarita’, non e’ in grado di mantenere (la situazione delle carceri, ad esempio, e’ un tema che troviamo spesso sui giornali). Ma le linee di base sono condivisibili.

Ed il resto? Se non si considera il richiamo generico al dialogo “con le sponde africane con un linguaggio nuovo di cooperazione ma anche di potenziale sviluppo, come è accaduto negli anni Novanta con l’Adriatico durante la crisi umanitaria in Albania”, ed uno spunto rimasto dal dibattito con Bersani per le primarie nel 2012, rimane ben poco.

L’Italia e’ un paese manifatturiero con vocazione all’export, ma non si parla un granche’ del nostro rapporto con il mondo che cresce, con le economie emergenti verso le quali un paese come il nostro dovrebbe rivolgersi. Cina, India, Sudafrica, e Brasile in primis ma senza dimenticare anche altri mercati, come Stati Uniti e Russia, che hanno un ruolo centrale per la nostra crescita.

Poi ci sono le grandi questioni di sicurezza: Iran? Siria? Le instabilita’ lasciate in eredita’ dalla Primavera Araba? Non ricordo che Renzi abbia mai affrontato nei dettagli quali dovrebbero essere le linee guida della politica estera del nostro paese su questi temi, mentre la Russia firma un accordo di 3 miliardi con l’Egitto per forniture militari. Per non parlare di Afghanistan, o piu’ in generale delle nostre missioni all’estero. Regolarmente, su questi temi, parte il gioco al massacro in Parlamento fra le forze politiche sul quale si gioca la credibilita’ internazionale dell’Italia e la sicurezza del nostro personale all’estero.

Cosa dice Renzi sulla questione dei Maro’? Una crisi di governo in questa fase e’ destinata ad avere conseguenze su questa vicenda che, da quando e’ iniziata, ha gia’ avuto tre diversi ministri (il terzo dei quali dimissionario). Speriamo che almeno Staffan de Mistura venga confermato nel suo ruolo di inviato speciale della Farnesina.

Dalla politica estera dipende anche il nostro approvvigionamento energetico, cosa facciamo con la Russia di Putin e con i regimi dell’Asia Centrale? Il caso Shalabayeva dimostra quanto tangibili possano essere le conseguenze dei rapporti con certi paesi, ma anche su questi temi non ricordo grandi dichiarazioni pubbliche di Renzi o del suo staff. ENI non dovrebbe essere anche il nostro Ministero degli Esteri, ma quando il governo e’ assente non vi solo molte alternative.

Potrei andare oltre, parlando di diritti umani, dei regimi internazionali in temi ambientali o finanziari, della politica dell’Italia all’Onu, del dibattito sullo status della Cina presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio, delle tensioni crescenti nei mari dell’Asia, dei rapporti con il Medio Oriente, della giurisdizione dell’Artide, della crescita dell’Africa, o delle instabilita’ che regolarmente attraversano la frontiera orientale dell’Unione Europea. Ma sarebbe tutto inutile, perche’ la proposta sulla politica estera del PD semplicemente non esiste. Non ce lo possiamo permettere e mi auguro che il nuovo governo si esprima presto sulla linea da seguire.

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