USA e Russia si sanzionano per il caso Magnitsky, e l’UE che fa?


Dopo mesi di discussioni e riflessioni, Washington ha deciso di vietare l’accesso e congelare i beni di 18 cittadini russi coinvolti nel caso Magnitsky. In risposta, Mosca ha vietato l’accesso in territorio russo a 18 cittadini americani. La tensione sale fra le due potenze di nuovo ai ferri corti per questioni legate ai diritti umani. Il momento non e’ dei migliori, Obama stava preparando la visita ufficiale di settembre, mentre altre crisi – dalla Siria alla Corea del Nord solo per citarne due – richiederebbero una stretta collaborazione tra Washington e Mosca.

Sergei Magnitsky lavorava per Firestone Duncan, uno studio legale di Mosca, che aveva il compito di verificare i conti di Hermitage Capital Management in seguito all’accusa di frode fiscale e di bancarotta. Nei primi anni 2000, Hermitage aveva passato molte informazioni alla stampa rivelando dettagli scottanti sugli affari illeciti di alcuni oligarchi russi. Hermitage e’ stata cosi’ accusata di evasione fiscale, il co-fondatore Browder ha subito la revoca del visto e l’azienda e’ stata di fatto espulsa dal paese. Nel 2007, la Firestone Duncan ha ricevuto il compito di verificare i conti di Hermitage e Magnitsky ha scoperto che Hermitage era finita in un complotto organizzato da membri dello stato russo, polizia e giudici, con legami con la criminalita’ organizzata e la mafia russa. Dopo aver testimoniato a processo, Magnitsky e’ stato arrestato per collusione con Hermitage nel novembre del 2008 dove e’ deceduto dopo 11 mesi di detenzione alcuni giorni prima di essere rilasciato a soli 37 anni. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno protestato molto con Mosca per questo caso, ma il governo ha piu’ volte sostenuto che il caso Magnitsky e’ di poltica interna e non deve interessare gli altri paesi.

Gli Stati Uniti non hanno accettato questa versione e grazie anche all’attivita’ di lobbying di William Browder, il Congresso ha approvato il Magnitsky Act che vieta l’ingresso e congela i beni di 18 cittadini russi. La lista include 16 individui direttamente coinvolti con il caso Magnitsky, ma anche due ceceni accusati dell’uccisione di un dissidente e di un giornalista. Molte delle 18 persone erano gia’ impossibilitate a viaggiare negli Stati Uniti e non e’ chiaro se posseggano beni che possano essere confiscati, ma il segnale arriva forte e chiaro a Mosca che non ha atteso molto tempo per reagire.

Dopo aver interrotto le adozioni di famiglie americane, la Russia ha imposto sanzioni speculari a quelle americane e individuato una lista di 18 persone coinvolte nella gestione della prigione di Guantanamo e per il rapimento di cittadini russi, come il caso di Victor Bout, noto trafficante di armi, e Konstantin Yaroshenko. Mosca ha reagito duramente nonostante la lista discussa dal Congresso fosse inizialmente molto piu’ lunga. Le sanzioni sono un forte segnale in politica internazionale  e la sola esistenza della lista ha causato le russe in una fase molto delicata per la stabilita’ internazionale.

In questo contesto, l’Unione Europea rimane a guardare. Da tempo a Bruxelles si discute sul tema Magnitsky, ma nessuna decisione e’ stata presa. L’alto rappresentante Ashton ha espresso rammarico per la gestione del caso da parte delle autorita’ russe lo scorso 20 marzo, ma a poco e’ servito per smuovere le resistenze dei paesi membri nel prendere decisioni sul da farsi.

Il tema dei diritti umani e’ dirimente per l’esistenza dell’Unione e mentre una strategia attendista e di basso profilo era comprensibile fino alla decisione di Washington, adesso che il caso e’ esploso e’ il momento di discuterne e prendere delle decisioni. Oggi Bruxelles deve decidere da che parte stare tra Washington e Mosca, oppure indicare una terza via. L’indecisione oppure il silenzio non sono piu’ opzioni possibili.

Tag:,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *