Se ci fosse valore aggiunto le aziende non chiuderebbero*


Questo e’ il tema centrale. Articoli come quelli del Fatto Quotidiano sono senzazionalisti e fanno aumentare gli accessi alla pagina web, ma compiono l’errore di presentare il problema come se fosse colpa di Lactalis, il nemico straniero che viene e svende impianti che, altrimenti, sarebbero produttivi. L’articolo attribuisce la chiusura anche al calo dei consumi, ma il titolo fa pensare che l’arrivo di attori stranieri in Italia sia una concausa della smobilitazione. Purtroppo non e’ cosi’ semplice.

Benche’ tale ipotesi non si possa escludere, credo la superficialita’ con la quale l’articolo presenta il problema sia profondamente fuorviante. In primis, non e’ conveniente produrre in Italia: tasse, costi, scarsa manodopera specializzata, amministrazione inefficiente e servizi inesistenti. Molte aziende chiudono o lasciano l’Italia per disperazione, indipendentemente dal loro passaporto. Abbiamo visto imprenditori italiani rilocare in Austria, Svizzera e Germania, e di certo non lo fanno per il basso costo della manodopera.

Il secondo tema che tale articolo oscura e’ l’assenza di classe imprenditoriale in grado di prendere in mano queste situazioni. Ogni volta che si chiude uno stabilimento si alzano le barricate sindacali perche’ quello stabilimento sarebbe, secondo loro, produttivo (il caso di Termini Imerese e’ uno dei tanti). Benissimo, ma visto che questi stabilimenti sarebbero produttivi, perche’ non vi sono imprenditori disposti a rilevarli? Perche’ non lo fanno i cittadini stessi con proprieta’ diffusa? La prima risposta e’ che fare impresa in Italia e’ quasi impossibile come indicato al punto sopra, ma soprattutto non esiste una classe imprenditoriale in grado di gestire delle realta’ produttive. Altrimenti, se fossero stabilimenti produttivi, allora sarebbero un’opportunita’ per investire.

La dura realta’ e’ che l’Italia non e’ un paese produttivo. E non perche’ manchi la manodopera specializzata, ma perche’ lo stato ha creato incentivi e disincentivi grazie ai quali i bravi imprenditori fanno fatica ad emergere per combattere contro intrallazzoni e corrotti (la magistratura indaga su come certe famiglie abbiano costruito ‘imperi’ in Italia, come i Ligresti, i Caltagirone, i Tronchetti Provera, i Colaninno, etc).

La Commissione europea ha fatto sapere che meta’ della corruzione dell’intera Unione dipende dall’Italia. Abbiamo cinque regioni in mano alla criminalita’ organizzata, la gente vive impaurita da uno stato che sente corrotto, le banche non fanno credito perche’ preferiscono (o devono?) comprare debito pubblico e le aziende falliscono perche’ lo stato non paga i propri debiti ed al tempo stesso esige che le stesse paghino le imposte.

Fare azienda e’ un miracolo che non riusciamo a compiere noi italiani, figuriamoci se possiamo chiedere agli stranieri di farlo. Ed e’ tutta colpa nostra.

* Post scritto ieri

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