Se non viene punito neppure il plagio, che ne sara’ dell’Universita’ in Italia?


Leggo l’articolo sul Corriere della Sera di Gian Antonio Stella e mi sale un misto di frustrazione e rabbia. Certo, il caso va verificato, se rettifiche venissero pubblicate ne daro’ atto senza problemi. Pero’ il caso del prof. Dario Tomasello dell’Universita’ di Messina grida vendetta. Io lavoro all’estero da alcuni anni e non mi nascondo dietro un dito. Le pocherie e le ingiustizie accadono anche all’estero. Magari meno che in Italia, ma conoscere qualcuno aiuta anche nella teutonica Germania. Tuttavia, il caso di Tomasello e’ diverso.

La prima cosa che insegnamo agli studenti e’ non copiare. Il plagio, va da se’, e’ il crimine piu’ alto della copiatura. E’ furto. Si rubano le idee con il plagio, e si rivendica il merito di altri come proprio. Nella teutonica Germania si sono dimessi Ministri accusati di aver scopiazzato la tesi di dottorato (almeno due i casi ‘famosi’, quello di Guttenberg e quello della Schavan). Questi ultimi si sono dimessi per un sentimento antico, quasi in disuso in Italia, la vergogna. Pero’ il caso Tomasello che, se confermato, sarebbe solo uno dei tanti furbastri figli di papa’ che fanno spesso carriera sulle spalle di quelli bravi, nasconde una cosa ancora piu’ grave, ovvero la collusione dell’intero corpo accademico italiano.

Il caso scoppia nel 2014 quando si scopre che alcune delle pubblicazioni di Tomasello sarebbero farcite di copia ed incolla da altri lavori. Visto che il fatto emerge dopo la nomina a Professore ordinario ci sono quelli che esultano perche’ ci sarebbe il classico giudice a Berlino. Certo, la commissione aveva valutato i suoi scritti ‘originali’, ma tant’e’, sbagliano tutti e questa volta e’ stato il turno della commissione.* Le accuse pero’ sembrano solide, qua ci sono interi paragrafi copiati, allora parte l’ispezione del Ministero dell’Istruzione e gli atti vengono rimandati alla commissione. Le cose, a volte, possono andare per il verso giusto.

Invece no, neppure questa volta. La commissione non ritiene di modificare il giudizio, cosi’ interi paragrafi plagiati, che altrove bastano per un licenziamento o per l’espulsione dall’universita’ degli studenti, non sono una prova sufficiente.

La vera vergogna non dovrebbe provarla Tomasello, ma i membri della commissione che lo ha promosso. E poi, a catena, tutti gli altri che di fronte a queste cose rimangono a guardare in silenzio. La massima “alla fine, non ci ricorderemo delle parole dei nostri nemici, ma del silenzio dei nostri amici” calza a pennello.

*Che bella cosa l’ingenuita’.

 

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