Cosa significa tagliare le spese per la difesa?


Solo una breve annotazione su una cosa, forse l’unica, relativa alla politica estera e di difesa italiana di cui si parla in campagna elettorale, ovvero le spese militari. Lunedi sera a Piazza Pulita il segretario del PD Bersani ha sostenuto che parte della copertura di 7 miliardi di euro di investimenti per la ristrutturazione di scuole, ospedali e un po’ di opere ambientali possono venire dalla “risagomatura delle spese per la difesa”.

Dopo i cacciabombardieri, adesso si attacca anche la spesa per la difesa. Ma mettiamo due numeri, cosi’ per renderci conto di cosa parliamo. Secondo la Nota Integrativa al Disegno di Legge di Bilancio del Ministero della Difesa, l’Italia spende per la difesa qualcosa come 1.31% del pil nel 2012, che in termini assoluti e’ pari a 21,340 miliardi di euro.

I fondi sono distribuiti in cinque voci: 1) difesa e sicurezza del territorio (18,942 miliardi) , 2) ricerca ed innovazione (60 milioni), 3) Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche (67,2 milioni) e 4) fondi da ripartire (2,272 miliardi).

Il primo rilievo interessante e’ che il budget del ministero della Difesa copre anche le spese per il funzionamento dell’Arma dei Carabinieri (quasi 6 miliardi si 21). Quando sentite parlare politici che intendono tagliare la difesa, dovreste prima di tutto chiedere se i Carabinieri, che ci proteggono tutti i giorni ed operano gia’ in condizioni precarie, sarebbero parte della “risagomazione”.

Un altro elemento da considerare e’ che il grosso delle spese per la difesa sono, in realta’, spese per il personale. Sui 21 miliardi per il bilancio 2012, circa 15 miliardi sono spese per il personale, 1,850 miliardi sono le spese di esercizio e 4 miliardi per investimenti.

Dando per scontato che nessuno con un po’ di sano pragmatismo pensi di ridurre le spese di esercizio delle forze armate visto che i Carabinieri non avrebbero piu’ neppure i soldi per le uniformi, rimangono due voci che sarebbe possibile tagliare: personale ed investimenti.

Tagliare gli investimenti potrebbe portare a danni economici perche’ e’ probabile che questi fondi siano destinati ad industrie e centri di ricerca italiani, pertanto tagliare qua significa tagliare commesse ad aziende italiane. Ci sono sicuramente degli sprechi che possono essere evitati, ma dovrebbe trattarsi di un efficientamento della spesa, e non di un sua riduzione. E se si vuole tagliare, si dica dove almeno.

Infine rimane il personale e su questa voce c’e’ molto da fare, pero’ bisogna essere chiari. Non bisogna parlare di “risagomare la spesa per la difesa”, ma dire che abbiamo un piccolo esercito con troppi generali e che, quindi, bisogna fare in modo di risolvere questo problema. Non essere precisi significa che il ministero della Difesa potrebbe smettere di assumere reclute, soldati e carabinieri per garantire la permanenza di poltrone piu’ comode (e costose), ma questa strada farebbe del male al Paese ed alle nostre forze armate.

Infine, visto che si parla tanto di Europa e noi vogliamo diventare piu’ europei, e’ interessante dare uno sguardo agli altri per decidere il ruolo che intendiamo avere negli anni futuri anche nel settore della difesa comune (inutile dire che piu’ spendiamo, piu’ contiamo). Secondo i dati SIPRI, nel 2010 l’Italia e’ decima fra i gli stati membri per rapporto sul pil di spesa per la difesa con 1.7% (il metodo di calcolo SIPRI e’ un po’ diverso da quello utilizzato in Italia), meno di Gran Bretaglia (2.6%) e Francia (2.3%) e piu’ di Germania (1.4%) e Spagna (1%). Se togliessimo le spese per i Carabinieri saremmo circa ai livelli di spesa della Spagna, ovvero quasi in fondo alla lista di tutti gli stati membri dell’Unione Europea.

Sotto riporto la lista completa degli stati membri dell’UE, visto che abbiamo la quarta economia in termini assoluti, tagliare ulteriormente le spese per la difesa significa contribuire meno di quanto potremmo alla difesa comune. Cosa che possiamo decidere di fare, ma poi non dovremmo lamentarci se altri Paesi (tipo la Germania) decidono di contribuire meno di quanto potrebbero alla vita comunitaria.

 

Paese Spesa/PIL
1 UK 2.6
2 France 2.3
3 Greece 2.3
4 Cyprus 2.1
5 Portugal 2.1
6 Bulgaria 1.9
7 Poland 1.9
8 Croatia 1.7
9 Estonia 1.7
10 Italy                          1.7
11 Slovenia 1.6
12 Denmark 1.5
13 Finland 1.4
14 Germany 1.4
15 Netherlands 1.4
16 Czech Rep. 1.3
17 Romania 1.3
18 Slovak Rep. 1.3
19 Sweden 1.3
20 Belgium 1.1
21 Latvia 1.1
22 Lithuania 1.1
23 Hungary 1.0
24 Spain 1.0
25 Austria 0.9
26 Malta 0.7
27 Ireland 0.6
28 Luxembourg . ..

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