Tagli alla Difesa: un mistero, una criticita’ ed una curiosita’


Tra le slides pubblicate in questi giorni che riassumono le conclusioni dell’analisi del commissario Cottarelli troviamo anche il comparto della difesa (slides 48 e 49). Ad una prima occhiata si legge che nel 2014 ci sarebbero 100 milioni di spesa aggredibile, 1.8 miliardi nel 2015 e 2.5 miliardi nel 2016. Questa slide sembrebbe molto chiara, ma in realta’ presenta un mistero sulle cifre, una criticita’ sul peso della politica ed una curiosita’.

Il mistero sulle cifre. Le cifre sembrano chiare, ma non lo sono affatto. Come indicato dalla tabella, i tagli sono rispettivamente 0.1, 1.8 e 2.5 miliardi per i prossimi tre anni, ma questo cosa significa? Le cifre sono cumulative, oppure vanno sommate algebricamente? Questo fa una sostanziale differenza. Come dimostra la tabella in basso, se le cifre fossero cumulative, allora il taglio nel trienno corrisponderebbe a 2.5 miliardi, altrimenti, come credo, si parlerebbe di 4.4 miliardi, quasi il doppio.

 Anno

Slide

Cumulativo

2014

0.1

0.1

2015

1.8

1.7

2016

2.5

0.7

Totale

4.4

2.5

Il mistero si infittisce ancora di piu’ se leggiamo le clausole indicate sotto la tabella, visto che una di esse quantifica come spesa in eccesso della difesa 3.2 miliardi. Queste non sembrano cifre esagerate, ma in realta’ lo sono. Il bilancio della difesa per il 2013 indica una spesa complessiva di circa 20 miliardi di euro, mentre la slide di Cottarelli parla di 18 miliardi al netto delle spese per i Carabinieri, ma considerando le spese per armamenti e le spese per le missioni militari. Prendendo questo dato come riferimento, parliamo di tagli che variano da 14% a 25% in meno in tre anni. Provate a ridurre il vostro salario di questi ordini di misura nei prossimi tre anni e poi ne riparliamo.

La criticita’: l’assenza della politica. Questo e’ il vero nodo. Il premier Renzi ha scandito in Parlamento che Cottarelli ha fatto il quadro generale, ma le decisioni dei tagli dipenderanno dalla politica. Benissimo, ma allora come sono state fatte le stime di cui abbiamo parlato sopra? La seconda slide sulla difesa lo spiega. Secondo i calcoli fatti da Cottarelli, la spesa per la difesa italiana sarebbe di circa 1.2% del PIL. La media europea e’ di 1.3%, ma il taglio e’ calcolato sulla “spesa benchmark”*, che e’ in realta’ un valore di riferimento negoziato in sede europea a parita’ di tassazione e spese rispetto ai livelli europei. In altre parole, una cifra puramente teorica basata sulle medie europee, e non sulle esigenze italiane, il che e’ esattamente l’opposto di quanto affermato da Renzi in Parlamento. I tagli non li decidiamo noi, ma li lasciamo decidere alle stime costruite a tavolino seduti ad un tavolo con la Commissione europea. Cottarelli lo chiama “approccio top down”, io dico che confermare queste cifre equivale ad essere quasi commissariati.

La curiosita’. Il dato interessante (e particolarmente oscuro) riguarda le missioni internazionali. La slide dice che il “target di risparmio include riduzione missioni all’estero (costo del rientro da Afghanistan da coprire con risorse una tantum)”. Tralasciando il dettaglio che le crisi non si prevedono, altrimenti che crisi sarebbero, quindi rimane altamente velleitario il tentativo di tagliare la spesa riducendo fondi per cose di cui potremmo aver bisogno come no, ma Cottarelli sta forse delineando la politica estera italiana? In sostanza, questa frase pare indicare che l’Italia partecipera’ con meno frequenza alle missioni all’estero. E perche’? In base a quale considerazione le spese per le missioni all’estero sarebbero “spesa aggredibile”? Tale considerazione trasuda un giudizio politico sul quale mi piacerebbe avere dei chiarimenti. In ogni caso, sarei anche curioso di conoscere la provenienza delle risorse una tantum con le quali si coprira’ il costo del rientro dall’Afghanistan previsto per fine 2014.

Insomma, il rapporto sulla revisione della spesa di Cottarelli per quanto riguarda le spese militari indica l’assenza di visione strategica per l’Italia. Il dibattito che e’ decollato negli ultimi giorni – dal programma sugli F-35 alla chiusura delle caserme, solo per fare due esempi – e’ un’ulteriore prova di immaturita’ di un Paese che fatica a realizzare l’importanza del proprio ruolo sullo scenario internazionale. L’Italia e’ fra le dieci maggiori economie del mondo e, come tale, non puo’ esimersi dall’avere una visione strategica del proprio ruolo sullo scacchiere internazionale. Decidere quale tipo di esercito avere e se averlo sarebbe un buon punto di partenza.

*”La spesa “benchmark” e’ calcolata tenendo conto che, se l’Italia vuole mantenere una tassazione in linea con quella europea, deve spendere meno degli altri paesi per le voci di spesa primaria per effetto della maggior spesa per interessi e per il piu’ stretto medium term objective (MTO) definito in sede UE. Il calcolo e’ effettuato rispetto al PIL potenziale per tenere conto della diversa posizione ciclica dell’Italia (che ha un output gap maggiore degli altri paesi). Infine, si tiene conto del fatto che la spesa per pensioni e’ difficilmente comprimibile”.

 

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