Tre commenti al dibattito sulla legge elettorale


Il dibattito e’ ricco, praticamente tutti vogliono dire la loro opinione sul tema della legge elettorale, cosi’ mi accodo alla moda del giorno. Certamente questo tema non e’ quello nel quale sono piu’ attrezzato. Pero’, a quello che ho capito, mi sento di dire tre cose abbstanza generiche.

1. La bozza di accordo tra il PD e Forza Italia mi pare un passo avanti rispetto alla situazione attuale ed al Porcellum. I collegi piccoli permettono una maggiore accountability degli eletti, benche’ questi rimangono quasi esclusivamente dipendenti dalle volonta’ dei segretari di partito. Pero’ logiche locali avranno sicuramente un peso maggiore rispetto alle segreterie di Roma nella selezione dei candidati. Il doppio turno dovrebbe garantire la maggioranza parlamentare ad una formazione politica e scenari come quello attuale, almeno nell’immediato post-elezioni, dovrebbero essere scongiurati.

From www.trend-online.com

2. Non riesco a capire come questa legge possa dirsi ‘bipolare’. In primis, il premio di maggioranza va alle coalizioni e non ai partiti politici. Questo e’ un chiaro incentivo alle ammucchiate stile Unione di prodiana memoria delle quali faremmo volentieri a meno. Inoltre, le coalizioni ed il doppio turno possono offrire qualche garanzia maggiore di governabilita’, ma neppure il doppio turno alla francese garantisce il bipolarismo: chi garantisce che siano il centro-destra ed il centro-sinistra ad alternarsi al governo? In Francia il Fronte Nazionale fini’ al ballottaggio con Chirac, in Italia pensare al M5S in grado di arrivare al ballottaggio non pare solo un esercizio di scuola. In ogni caso, il virus della legge e’ costituito dall’incentivo a correre in coalizioni che, come accaduto spesso in Italia, fanno vincere le elezioni ma creano immobilismo di azione di governo.

3. Il legame con i cittadini rimane un problema nonostante il miglioramento dei collegi piccoli. Da una parte abbiamo il listone nazionale che viene deciso dalle segreterie dei partite, e dall’altro ci sono i rumorosi difensori delle ‘preferenze’, cioe’ la possibilita’ per gli elettori di indicare sulla scheda il loro candidato preferito (ad nauseam, persone come Fiorito hanno preso decine di migliaia di voti, ma la lista e’ lunga). Io rimango dell’idea che il collegio uninominale rappresenti il punto di equilibrio ideale. Da un lato, il collegio uninominale limita il potere dei campioni delle preferenze visto che ogni candidato non dovrebbe poter correre in piu’ di un collegio. D’altro canto, i cittadini sviluppano un rapporto diretto con il loro rappresentante indipendentemente dal fatto che abbiano o meno votato per lui. In piu’, tutti i territori sarebbero rappresentati.

Dette queste tre cose, la legge elettorale e’ un meccanismo importante del sistema, ma non e’ cosi’ importante come si vuol far credere. Il Porcellum avrebbe dovuto creare due coalizioni contrapposte, ma siamo finiti con tre partiti a voti pari. Il proporzionale con sbarramenti al 5% ha portato alla Grande Coalizione in Germania. Altri sistemi in Olanda, Repubblica Ceca ed Austria hanno portato a governi di larghe intese. In un modo o nell’altro, il bipolarismo non si crea a tavolino, ma sono i risultati elettorali a crearlo, mentre la cultura e la prassi politica sono elementi essenziali per governi stabili. Che si faccia una legge elettorale tecnicamente funzionante e poi si pensi alla buona politica.

Tag:,