Un commento all’articolo sull’euro di Oscar Giannino


Interessante analisi di Oscar Giannino sul problema dell’euro e dell’Italia. Il buonsenso di Giannino e’ un bagno di normalita’ per il dibattito nostrano, ed e’ un piacere leggerlo.A differenza dei tanti che parlano di questi temi, e mi riferisco soprattutto ad una serie di personaggi anti-euro che affollano i programmi televisivi costruiti per far litigare piu’ che per far ragionare, Oscar Giannino tratta con una buone dose di realismo e competenza il problema, davvero complesso, dell’unione monetaria. Voglio aggiungere quattro spunti a complemento del post di Giannino:

1. L’articolo 121 sarebbe da citare piu’ estensivamente, perche’ il paragrafo 2 disciplina che la Commissione puo’ fare delle raccomandazioni al Consiglio, mentre i paragrafi 3 e 4 disciplinano il meccanismo sanzionatorio in caso di squilibri eccessivi (con il 126). Su questa parola si gioca tutto, visto che l’esatta definizione di cosa sia “eccessivo” rimane di difficile decodificazione, perche’ poi il trattato all’articolo 126 (b – secondo trattino) specifica che la Commissione puo’ sempre definire lo squilibrio eccezionale e temporaneo. Insomma, la sanzione non e’ immediata. Inoltre, sarebbe da vedere se i regolamenti attuativi (1174 e 1176 del 2011) sono retroattivi, oppure si applicano al bilancio dall’anno successivo di entrata in vigore, quindi dal 2012. Se cosi’ fosse, la Germania potrebbe venire valutata solo dal 2015.

2. In ogni caso, la sanzione sarebbe pari allo 0,1% del PIL che, trattandosi di Germania, sarebbero circa 3,5 miliardi di dollari all’anno. Certo una cifra ragguardevole, ma forse il danno maggiore sarebbe reputazionale e non monetario, visto che i saldo potrebbe essere, nonostante la multa, ancora positivo. Oltre alle clausole di salvaguardia incluse nei trattati che rendono, come dicevo al punto 1, difficile l’applicazione immediata (e meno male visto che l’Italia e’ entrata nell’euro senza avere i conti in ordine visto che il rapporto debito/pil era ben oltre il 60%), poi ci sarebbe da considerare che la Germania potrebbe sempre proporre un programma di aggiustamento che, se accettato dalla Commissione, potrebbe richiedere tempo ed evitare le sanzioni, di fatto dilazionando nel tempo l’aggiustamento dello squilibrio. Insomma, bisogna fare poco affidamento su questo tema.

3. Ritengo che presentare il tema dell’euro come una mera discussione economica sottovaluti il problema. Non vi sono certezze ovviamente, ma esiste una buona possibilita’ che i destini dell’euro siano legati a quelli del mercato comune e dell’Unione. Le conseguenze politiche di un deragliamento del processo di integrazione sono incalcolabili. Non bisogna dimenticare che l’UE ha avuto il Nobel per la pace proprio per aver garantito una stabilita’ continentale, leggasi pace, che l’Europa non aveva mai vissuto. Tralasciando lo scenario piu’ drammatico, rimane difficile immaginare quali potrebbero essere i costi di sfaldamento politico dell’UE: se non riusciamo a metterci d’accordo oggi, non si capisce perche’ non dovremmo farlo fuori dalle istituzioni europee. Si puo’  sempre decidere di correre il rischio, ma e’ meglio che essere chiari fin da subito.

4. Sono completamente d’accordo con la critica alla struttura dell’euro, ma ritengo che l’Italia abbia le carte in regola per farcela anche senza modifiche immediate dei trattati: tasse, regole, riforme a costo zero, tutte queste cose devono avere la priorita’. Se non lo diciamo forte e chiaro, qualsiasi cosa accadra’ all’unione monetaria, non saremo in grado di competere sui mercati globali. Perche’ la realta’ e’ quella, e da li non si scappa.

Solo alcuni pensieri che ho voluto aggiungere al ragionamento di Oscar Giannino.

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