Un pacifista in guerra


Un blog con questo nome non puo’ leggere un articolo dal titolo “Un pacifista in guerra” e non andare a vedere cosa dice. Dopo averlo letto, poi, non posso non fare a meno di riportarlo. Si parla di Congo, ed un articolo dello Spiegel online presenta la storia di Martin Kobler, un ex-diplomatico tedesco con trascorsi nei territori palestinesi, Egitto, Iraq ed India, ma che e’ stato nominato capo di MONUSCO, la missione di peacekeeping dell’ONU di stanza in Congo da 14 anni. Kobler si e’ convinto che le missioni di peacekeeping tradizionale nelle quali i soldati non sono autorizzati ad usare la forza non possono funzionare. Questa frase sarebbe del tutto normale se pronunciata da un neoconservatore americano, ma Kobler e’ stato un attivista del Green Party in Germania e viene presentato dallo Spiegel come un pacifista.

La realta’ e’ spietata, ed e’ sempre piu’ testarda di quanto vorremmo. Le milizie M23 erano molto presenti nella regione orientale del Congo. Non molto tempo fa anche Goma, il capoluogo della provincia del Kivu Nord, era stata conquistata dai paramilitari sostenuti dal Rwanda. Operazione compiuta da poche migliaia di miliziani a fronte di una forza ONU di 17000 unita’. In marzo di quest’anno, il Consiglio di Sicurezza ha approvato la risoluzione 2098 che autorizza le truppe ONU ad usare la forza. Mentre un approccio neutralista non ha indebolito i miliziani, pochi mesi di intervento deciso sono stati sufficienti a creare condizioni minime per la stabilita’ dell’area. La realta’ e’ cosi’, le buone intenzioni non sempre bastano, allora il pragmatico realismo diventa la stella polare.

L’articolo e’ da leggere, e Tucidide e’ piu’ moderno che mai.

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