Una riflessione sulla legge danese sui richiedenti asilo


Sui social media monta la protesta per la recente legge approvata dal Folketing, il Parlamento danese, sulla confisca dei beni ai rifugiati. Questa decisione ricorda le confische fatte dalla Germania nazista negli anni ’30, quindi non si puo’ avere che una cattiva impressione di questa storia. Ma le cose stanno messe peggio di cosi’.

Intanto la legge danese. Il provvedimento e’ diventato legge martedi 26 gennaio dopo una discussione di alcune settimane che ne ha addolcito gli aspetti piu’ spigolosi (per buona pace di chi vorrebbe eliminare le assemblee e dare piu’ potere ai governi). La legge e’ disponibile sul sito del Parlamento, ma non aggiunge molti dettagli a quello che si legge sui giornali. In sostanza, la legge permette la confisca di beni ai richiedendi asilo in Danimarca per valori superiori alle 10000 corone danesi (circa 1340 euro). La confisca non riguarda beni con un valore affettivo, come possono essere le fedi nuziali ad esempio, ma rimane difficile stabilire cosa si intenda esattamente con questo criterio. Inoltre, la legge rende piu’ stringente la concessione dei visti, ad esempio quelli di ringiungimento familiare.

La ratio, secondo il governo danese, e’ semplice. I cittadini danesi che beneficiano del sistema di welfare nazionale devono contribuire al pagamento del servizio, quindi, dice il governo, bisogna estendere lo stesso trattamento ai richiedenti asilo. Al contrario, molte differenze rimangono, ma il tema centrale non e’ questo, bensi’ le implicazioni che avra’ questa decisione. Ci sono tre cose da dire.

La prima e’ che questa decisione contribuisce a mettere in cattiva luce i richiedenti asilo ed a confondere anche di piu’ il dibattito. Il rifugiato politico, a differenza del migrante economico, e’ spinto dallo spirito di sopravvivenza e non dalla ricerca di fortuna. Puo’ benissimo accadere che una persona ricca debba lasciare il proprio paese anche se ne avrebbe fatto volentieri a meno. Stigmatizzare un richiedente asilo perche’ possiede dei beni di valore e’ sbagliato perche’ si basa sull’idea che i richiedenti asilo siano tutti intenzionati a vivere alle spalle dello stato che li ospita, ma questo non e’ vero. Sarebbe molto meglio accertare il patrimonio e tassarlo oppure far pagare direttamente i servizi di cui si usufruisce anziche’ togliere tutto a tutti contribuendo alla segregazione dei richiedenti asilo dagli altri cittadini e/o migranti.

La seconda e’ che la Danimarca non e’ l’unico paese a richeidere il co-finanziamento dell’erogazione dei servizi di welfare. Sono in pochi a sapere che l’Olanda fa lo stesso dal 2008, ma con sostanziali differenze. Ad esempio, mentre la Danimarca pensa di perquisire chi entra alla frontiera, l’Olanda ha deciso di imporre un regime fiscale differente ai richiedenti asilo che lavorano con un’aliquota pari al 75% del reddito imponibile. Questa decisione, seppur deprecabile in quanto distingue tra contribuenti di serie A e di serie B, e’ basata sull’idea che se una persona puo’ contribuire lo deve fare, mentre il sistema danese sembra guidato dal sentimenti di vendetta piuttosto che al bisogno di gestire un problema di sostenibilta’ finanziaria per i richiedenti asilo.

La terza cosa e’ che misure simili sono gia’ in vigore altrove, come nei Lander tedeschi di Baviera e Baden-Württemburg, ed in Svizzera, ma gli introiti di queste misure sono ridicoli. La lezione viene ancora dal caso olandese, che negli ultimi 4 anni ha incassato solamente 700.000 euro, praticamente nulla. Certamente pocchissimo se si pensa al danno di immagine alla Danimarca per l’approvazione di questa misura.

Insomma, la decisione del Parlamento danese non e’ solo pericolosa, ma e’ anche inutile a raggiungere gli obiettivi annunciati, ovvero coprire le spese dei servizi offerti ai richiedenti asilo. Allora perche’?

C’e’ una cosa al ribasso in Europa che spinge gli stati a competere per essere il paese meno ospitale per i richiedenti asilo. Questo e’ evidente dalle dichiarazioni del governo danese che indica la Svezia, che riceve molte piu’ richieste della Danimarca, come esempio negativo da non seguire. Certo, la frustrazione dei singoli paesi UE e’ dovuta anche all’incapacita’ delle istituzioni europee di gestire la crisi dei rifugiati in modo efficace. Poco importa che il problema maggiore sia proprio la scarsa volonta’ dei governi, quello che conta e’ che i rifugiati offrono un’ottima opportunita’ per nascondere altre sfide, ben piu’ grandi e ben piu’ importanti, ma piu’ difficili. Tira una brutta aria in Europa. In questa ondata emotiva che pare aver rapito, di nuovo, il vecchio continente, le sirene dell’antipolitica prendono coraggio. Invece noi oggi abbiamo bisogno di piu’ politica e di buone decisioni, non di anti-politica.

Tag:,