Una riflessione sull’Europa da condividere


Non mi capita spesso di condividere delle opinioni con Romano Prodi, ma questa intervista rilasciata a EU Observer mi trova molto d’accordo. La Commissione europea ha smarrito un po’ il ruolo centrale nel processo di integrazione come pensato dai padri fondatori. Questo fattore dipende da due elementi:  condizioni economiche difficili ed assenza di leadership individuale.

Photo: ec.europa.eu

Ci troviamo come negli anni settanta, quando gli stati membri stavano attraversando un periodo di turbolenze e la commissione non ebbe la capacita’ che aveva dimostrato con Hallstein negli anni precedenti di trovare, talvolta imporre, una sintesi agli stati membri ed una chiara tabella di marcia. Quando la crisi economica morde la carne degli stati, i governi nazionali si chiudono a riccio e perdono di vista l’interesse generale e quello di lungo periodo. Negli anni ’70 brulicarono le barriere non tariffarie, oggi si moltiplicano le voci che chiedono una diminuzione del budget UE, un ruolo meno invasivo dell’Europa nella politica domestica degli stati ed una interpretazione piu’ flessibile dei trattati.

Ma esiste anche un fattore umano. Walter Hallstein, Jacque Delors, ma anche Romano Prodi hanno dato un’impronta alla loro guida. La guida di Hallstein porto alla creazione dell’unione doganale, Jacque Delors avvio il processo che porto all’unione politica sancita dal trattato di Maastricth, e Prodi gesti l’avvio della moneta unica e supervisiono’ il grande allargamento ad est del 2004. Leadership che oggi e’ molto assente nella figura di Jose’ Manuel Barroso. Nonostante alcune buone proposte siano uscite dalla commissione, come la recente bozza di proposta di creare un’unione bancaria, l’ex-premier portoghese e’ riuscito raramente ad imporre la sua agenda all’Unione. Per questo fattore non basta dire che c’era la crisi, visto che Mario Draghi e’ stato in grado di dare una chiara impronta personale all’operato della Banca Centrale Europea, in grande contrasto con la piu’ grande economia dell’eurozona.

Oggi il ruolo piu’ visibili spetta a Van Rompuy, ma la sua figura ed il suo operato sono profondamente dipendenti da quanto fanno gli stati. Prodi nota come affermazioni sull’Europa del cancelliere Merkel o del presidente Hollande hanno una ricaduta molto piu’ importante sulla politica dell’UE, ed e’ difficile non essere d’accordo. E’ in questi tempi che c’e’ bisogno di coraggio e di visione di lungo periodo, quella che molti statesmen europei hanno dimostrato di non avere.

La crisi greca, l’imposizione di una stretta fiscale suicida e la diminuzione del budget sono tutte scelte fatte con l’occhio al presente, mentre le grandi decisioni europeiste sono quelle fatte con lo sguardo al futuro. Ad esempio, la decisione di avere una moneta unica mostra bene questo concetto. Consci delle difficolta’ economiche che tale costruzione avrebbe causato per alcuni paesi, la decisione fu presa sapendo che non esiste mercato unico e non esiste attore politico con monete diverse. La moneta unica crea oggi l’incentivo per superare difficolta’ comuni all’interno di un quadro che garantisce pace e stabilita’. Sarebbe meglio che i politici europei ritornassero a questa dimensione.

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